Altre scorrerie di cinghiali aumentano le proteste

SOCCHIEVE. I cinghiali continuano nelle loro scorrerie in zone coltivate o tenute a prato. Questa volta le devastazioni riguardano alcuni appezzamenti di terreno a Caprizi, dove gli allevatori sconsolati minacciano di gettare la spugna.
Nottetempo un branco di cinghiali ha letteralmente arato i prati di proprietà di Lisetta Dorigo, nella fazione appunto di Caprizi. Una località lungo la strada che porta al passo di Rest, al confine fra le provincie di Udine e di Pordenone, che oramai conta solamente 11 residenti, alcuni dei quali ultra ottuagenari, cui spetta il presidio sul territorio e la tenuta dei prati.
«Qui la gente, in particolare i giovani – racconta sconsolata Lisetta – se ne vanno e nessuno cura più il territorio. Fra non molto le case spariranno alla vista seppellite dal bosco che avanza sempre più velocemente». Ora, ad accelerare la dinamica dell’avanzamento del bosco, indirettamente sono intervenuti anche i cinghiali.
«I cacciatori dicono che sono una specie che non si può cacciare liberamente, ma così saremo costretti ad abbandonare i campi e i prati». I cinghiali sono una new entry nel panorama faunistico di queste parti. «Negli anni passati sono arrivati i cervi che si cibavano con i prodotti dei nostri orti. Quindi – prosegue Lisetta – io e mia sorella ci siamo ridotte a tenere solo prati per le nostre capre, ma ora sono intervenuti i cinghiali che hanno devastato gran parte della campagna».
Gli animali si sono attardati a scavare sotto vecchi alberi di noce, alla ricerca probabilmente di qualche frutto dimenticato e finito sotto terra, dove hanno scavato solchi di diversi centimetri di profondità. Altre avvisaglie di scorrerie di cinghiali sono denunciate anche in altre zone della Carnia dove da anni non si riscontrava la presenza di questi animali. (g.g.)
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