«Alla montagna 98 milioni ma bisogna cambiare»

AMARO. Le risorse per la montagna ci sono. Ammontano a ben 98 milioni di euro della programmazione europea 2015-20. «Ma cosa ci facciamo?» ha chiesto ieri la presidente della Regione, Debora Serracchiani, concludendo ad Amaro la seconda giornata di studi sull’economia della montagna friulana, organizzata da InnovaFvg assieme al Rotary club di Tolmezzo. La provocazione muove da una tara tutta carnica (e friulana) che rischia di vanificare ogni sforzo legato al rilancio dell’economia in montagna specie quella del turismo. Serracchiani stavolta non va per il sottile. «Ci sono tutte le prospettive possibili perché la montagna abbia un futuro positivo. Nel turismo o nella manifattura. L’importante è però che ci sia adeguata formazione delle persone che poi si troveranno a gestire gli investimenti. Perché possiamo fare le terme di Arta bellissime, ma se poi quando entri nessuno ti saluta, ti rivolge la parola o peggio vieni trattato da schifo, beh, io poi non ci torno». Parla delle terme Serracchiani, mettendosi nei panni di un turista qualunque, ma per parlare dell’universo montagna in generale. Lo sa bene chi ha tentato di ordinare, un po’ oltre l’orario canonico della cena, in un ristorante, sentendosi rispondere «la cucina è chiusa». Sembra una barzelletta, invece è verità.
«Su questo fronte di strada dobbiamo farne tantissima - ha aggiunto la numero uno della giunta regionale - investendo sulle persone». Musica per le orecchie del magnifico rettore dell’Università di Udine, Alberto Felice De Toni, che da tempo cova il progetto di una scuola superiore dedicata alla montagna. Niente carrozzoni, si badi, semplicemente la possibilità per gli studenti iscritti a corsi di laurea tradizionali come medicina e ingegneria, di conseguire una parte di crediti sul tema dell'economia in montagna. «Così - ha spiegato ieri De Toni - metteremmo i professionisti di domani nella condizione di avere una visione comune specifica sulle necessità della montagna. Dal turismo passando per la medicina fino all’edilizia. Il progetto c’è e potrebbe essere internazionale. Mancano solo le risorse. Dovessero arrivare, noi siamo pronti a partire».
Chissà che la finestra non si trovi nell’ambito dei 98 milioni della programmazione europea. Risorse che dovranno essere ora incanalate. In formazione, in investimenti, in nuovi progetti. «Io le userei per fare formare gli operatori che lavorano nel campo del turismo in montagna», ha detto ieri Serracchiani constatando che dopo aver individuato il giusto mercato ed effettuato gli investimenti necessari «ci vogliono gambe, braccia e teste che che sappiano gestirli». Banale forse, ma non in Friuli; relazioni e capacità di fare squadra sono troppo spesso ancora oggi tutt’altro che un patrimonio acquisito. Con qualche eccezione alla regola, che può essere di spunto. Vedi le masse di volontari della protezione civile, di alpini e semplici cittadini che riesce a mettere insieme Enzo Cainero - ospite (non a caso) ieri della giornata di studi - per organizzare piccoli e grandi eventi sportivi. Anche in Carnia. Con le indimenticabili istantanee dalla tortuosa salita della Zoncolan dipinta da volti di gente - quella sì - “unica” e capace (se vuole) di essere la vera marcia in più che serve alla montagna per vincere la sfida dell’economia.
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