Al Vinitaly la sfida dei produttori friulani per combattere la crisi

VERONA. La qualità c’è ed è riconosciuta, ora bisogna alzare l’asticella: far pagare di più i nostri vini e promuoverli meglio all’estero; anche perché chi non esporta risente fortemente della crisi. Quindi servono programmi seri di filiera, strutture commerciali forti e uffici marketing in tutte le aziende. Il Friuli Venezia Giulia al Vinitaly parte con il piede giusto: nel primo giorno di fiera (si chiude mercoledì) incassa la “benedizione” della stampa specializzata, italiana ed estera: «Vi state muovendo bene anche se, all’estero, dovete presenziare di più».
Mirko Bellini, direttore dell’Ersa, riesce dove non è riuscito l’assessorato e forse non è un caso che il presidente Renzo Tondo abbia già scaricato Claudio Violino (nei giorni scorsi ha confermato a Coldiretti che non sarà più il leghista all’Agricoltura) così come non è un caso che per la prima volta all’apertura dello stand del Friuli Venezia Giulia al Vinitaly di Verona non ci sia nessun politico. È tutto nelle mani di Bellini, il direttore capace di far dialogare fra di loro i produttori e i Consorzi: chissà che non sia lui il tecnico a cui si vuole affidare Renzo Tondo in caso di vittoria?
L’aria è frizzante al Vinitaly edizione 2013.
È ressa ovunque, anche allo stand dell’Ersa: 106 aziende, più altre cento sparse tutte attorno all’interno del padiglione 4 Tipicamente Friulano. A mezzogiorno Bellini taglia il nastro assieme a tutti i rapresentanti delle guide italiane del vino.
«Abbiamo vissuto di rendita per anni – spiega il direttore Mirko Bellini – affidandoci esclusivamente ai distributori. In questo modo però è mancato il polso della situazione, non conoscevamo i nostri clienti. Non funziona più così: è indispensabile fare sistema, uscire per farsi conoscere. Andare a prendersi il cliente sfruttando una grande opportunità: la Regione Friuli Venezia Giulia mette la faccia a garanzia di un prodotto di qualità. A questo punto bisogna essere capaci di creare reti e strutture commerciali forti, uffici marketing all’interno delle aziende. E quindi – insiste Bellini – sono necessari programmi seri di filiera in modo da vendere il Friuli Venezia Giulia. Bisogna fare fronte comune anche nella commercializzazione, rendendosi conto che qui non vendiamo solo il marchio di un’azienda ma una regione. Si vende tutti assieme e si vende il territorio, cominciando dalla Germania».
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