Aggrediti e pestati, nelle indagini una pista porta a Est

UDINE. Parlavano con un accento tipico di Chernovtsy, cittadina che si trova nella regione moldava dell’Ucraina, i tre uomini che, a volto scoperto, venerdì pomeriggio hanno picchiato con spranghe di ferro un dipendente della Hermes express, ditta di trasporti (con sede in via Baldasseria Bassa) che mesi fa ha denunciato con lettere ed esposti alle autorità la concorrenza sleale e illegale dei furgoncini carichi di persone e pacchi che fanno la spola tra l’Italia e l’Ucraina senza avere le necessarie autorizzazioni.
La circostanza, riferita proprio dalle vittime dell’aggressione, ha indotto gli investigatori della Squadra mobile a considerare, tra le varie piste da seguire, anche quella “estera”, vale a dire l’ipotesi che i picchiatori siano arrivati direttamente dai Paesi dell’Est per compiere la loro “missione”. Naturalmente, al momento, la polizia non può escludere nessun tipo di ipotesi, nemmeno un possibile regolamento di conti di natura personale, ma di certo ad avvalorare questa tesi c’è il fatto che i tre malviventi non si sono curati di coprirsi il volto, ma solo di prendere i telefoni cellulari ai malcapitati. Né hanno atteso il buio per agire.
Evidentemente il loro obiettivo era riuscire a raggiungere indisturbati i confini italiani. Probabilmente hanno pensato che, una volta fuori dal Paese, non avrebbero più dovuto preoccuparsi del fatto che la polizia friulana potesse avere a disposizione una descrizione se non addirittura un identikit.
Queste, però, sono solo congetture al momento. Il “punto” sulle attività d’indagine da seguire verrà fatto nella giornata di oggi quando il dipendente della Hermes - un ucraino di 35 anni che gli aggressori hanno chiamato per nome poco prima di piombargli addosso - verrà formalmente ascoltato dagli uomini della Squadra mobile che stanno lavorando sotto la guida del dirigente Massimiliano Ortolan.
L’impiegato della Hermes, che è stato medicato in ospedale per una frattura e diverse altre ferite, ne avrà per oltre 40 giorni. E’ stato dimesso dal Santa Maria della Misericordia già sabato pomeriggio: è stato il titolare dell’azienda ad accompagnarlo a casa, lo stesso che ha firmato l’esposto inviato alla Procura delle Repubblica in cui si denunciavano i trasporti abusivi effettuati con i furgoni.
I controlli di questo tipo di veicoli sono frequenti da parte delle forze dell’ordine e, in particolare da parte della polizia stradale. Gli agenti verificano se il conducente è in possesso di un’autorizzazione (può essere la cosiddetta “Cent”che consente un determinato numero di viaggi in una ventina di Paesi non comunitari oppure “l’autorizzazione bilaterale” che viene emessa per singoli viaggi nell’ambito di uno specifico accordo tra l’Italia e l’Ucraina).
Se il conducente non ne esibisce nessuna è soggetto a una sanzione di 4.130 euro e al fermo del furgone per 3 mesi. Se la multa viene pagata subito, allora il veicolo può proseguire, passare il confine e non può tornare nel nostro Paese per i tre mesi. Altrimenti finisce in un deposito fino al momento in cui viene pagata la multa.
Questo perchè i trasporti per conto di terzi tra i due Paesi non sono liberalizzati, ma soggetti a norme e autorizzazioni ben precise, con tanto di massimali riguardanti il peso. In alternativa è possibile spedire i pacchi utilizzando il servizio pubblico delle Poste.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








