Aeroporto, il caso delle paghe non dovute ai dirigenti del flop

La Regione chiede a Dressi e Stradi di restituire 116 mila euro. L’Aeroporto, prima di rivalersi sui due ex, vuole un parere legale

RONCHI DEI LEGIONARI. Un’altra grana all’orizzonte a causa della vecchia gestione (presidente Sergio Dressi, direttore generale Paolo Stradi) della società Aeroporto. Una grana che potrebbe innescare un contenzioso tra la controllata e il socio unico, cioè la Regione.

Al centro della contesa gli emolumenti che gli ex dirigenti (oggi Dressi è candidato nelle liste di Forza Italia per il Comune di Trieste, mentre Stradi è uscito definitivamente di scena alla fine del 2015, ndr) percepirono per la Afvg Security, la società “satellite” dell’Aeroporto a cui è affidata, come si intuisce dal nome, la gestione di controlli a viaggiatori e merci, fino al passaggio dei bagagli sotto i metal detector.

Secondo la Regione, che fa riferimento alla legge 10 del 2012, i due ex manager non avrebbero dovuto percepire alcuna indennità in qualità di presidente e vice di Afvg Security, in quanto era una semplice “controllata” della casa madre.

E allora un paio di settimane fa dagli uffici dell’assessorato alle Finanze è partita una letterina con la richiesta, alla società Aeroporto, di restituzione delle somme accumulate con gli stipendi dall’aprile 2013 al novembre 2015 (data delle dimissioni di Dressi e Stradi da Afvg Security), quindi per 31 mesi.

Il compenso annuo stabilito dall’assemblea era di 20 mila euro per Dressi e di 25 mila per Stradi, che è bene ricordarlo, all’epoca erano rispettivamente presidente dell’Aeroporto e direttore generale con amplissimi poteri. Fatti due conti in quei 31 mesi di dirigenza che la Regione ha deciso di mettere sotto inchiesta, Dressi ha percepito 51.666 euro, Stradi altri 64.583 euro.

Che sommati fanno una cifra di tutto rispetto, cioè 116.249 euro. Soldi che appunto il socio unico vuole indietro, come conferma l’assessore alle Finanze Francesco Peroni.

«Finchè non si mette mano non si comincia a risolvere i problemi - premette l’esponente della giunta Serracchiani -. Secondo l’interpretazione dei nostri funzionari, i due manager non potevano cumulare emolumenti, oltre a quelli che percepivano per le loro mansioni principali. Di conseguenza abbiamo richiesto la restituzione delle somme. Poi sarà l’Aeroporto a rivalersi sui diretti interessati. Ma l’importante è che venga recuperato quel denaro».

Fin qui tutto lineare. Però la società Aeroporto, dopo la tanto contestata gestione Dressi-Stradi, sembra ancora oggi un campo minato, dove bisogna muoversi con estrema cautela per non saltare in aria. Il presidente Antonio Marano (in carica da circa un anno e scelto dall’attuale giunta regionale di centrosinistra), prima di procedere contro il suo predecessore, ha chiesto un parere legale sull’intricata diatriba. Solo in un secondo tempo, quando avrà in mano il placet degli avvocati, risponderà al socio Regione.

«E’ una questione delicata - osserva Marano - se ne stanno occupando i legali. C’è chi dice che quegli stipendi erano comunque dovuti, altri che la pensano diversamente. C’è, in sostanza, un’interpretazione estensiva di una norma di legge: quando l’assemblea aveva dato il via libera alle indennità, si era “scorporata” Afvg Security, che in realtà invece è una controllata dell’Aeroporto. In ogni caso noi dovremmo rivalerci sui soggetti che avevano intascato quel denaro. Vedremo in che modi e in che tempi».

L’attuale manager che coordina l’attività di Afvg Security, il direttore generale dello scalo Marco Consalvo, non percepisce alcuna indennità per questo suo incarico. Lo stipendio annuo di 150 mila euro (il massimo per i dirigenti regionali o di società partecipate) è infatti omnicomprensivo. Dunque un rebus da risolvere, con un finale che deve essere scritto.

Perchè è chiaro che qualsiasi decisione dovessero prendere gli attuali vertici dell’Aeroporto, lascerebbero dietro di sè attriti e malcontento. Se, forti di un parere legale in mano, dovessero rispondere “picche” alla richiesta della Regione, o se invece dovessero andare a bussare alla porta di Dressi e di Stradi per riavere quei 116 mila euro, si troverebbero comunque tra incudine e martello.

Qualche mese fa era stata decisa la riorganizzazione delle controllate dell’Aeroporto. Tre “satelliti” della casa madre, rispettivamente Afvg Security, Afvgtravel e Sogepar, il cui capitale è, al 100 per cento, detenuto dall’Aeroporto, e una partecipazione del 13,97 per cento di Aeroporto Duca d’Aosta, nata per la riqualificazione e il rilancio dello scalo di Gorizia. I problemi più spinosi li ha creati, come continua a fare, proprio Afvg Security, società costituita per coordinare tutto il sistema di sicurezza dello scalo regionale, dal controllo bagagli e altro. Fino alle dimissioni di Sergio Dressi (rassegnate il 31 ottobre) e all’uscita dall’organico dirigenziale di Paolo Stradi, la Afvg Security aveva un presidente e un amministratore unico proprio in Dressi e Stradi, che percepivano compensi annuali di 20 e 25 mila euro lordi. Qui il taglio con il passato è stato netto. Afvg Security ha oggi un amministratore unico (il direttore generale Consalvo) che non guadagna un euro aggiuntivo per tale mansione. Si era parlato anche di un’eventuale incorporazione, cosa che però non è avvenuta. La fine di Afvgtravel è stata quella della liquidazione, visto che la società che avrebbe dovuto vendere pacchetti turistici non è mai decollata e non era più attiva da tempo. Discorso diverso, infine, per la Sogepar, che gestisce i parcheggi a pagamento dell’aeroporto e che resterà in funzione. Società quest’ultima che produce perfino utili.

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