Addio psicosi da febbre del Nilo, il vero allarme si chiama Aids

UDINE. Un anno fa il timore per la diffusione del West Nile virus, la cosiddetta “febbre del Nilo”, ha creato una sorta di psicosi tra la popolazione, con decine di persone che chiedevano di sottoporsi ai test di controllo dopo la puntura di una zanzara. Dodici mesi dopo, dati alla mano, il vicepresidente Riccardo Riccardi, l’infettivologo Matteo Bassetti e il dirigente della Direzione salute, Paolo Pischiutti, hanno smontato quella che, per alcuni, stava assumendo i contorni di un’epidemia.
«Nel corso dell’estate 2018 – spiega Bassetti – in Friuli si sono registrati 36 casi di West Nile, e di questi soltanto 14 hanno avuto una manifestazione neuro invasiva. I decessi sono stati quattro, ma come più volte precisato, solo due casi erano causa diretta del West Nile virus. Non è detto che si debba morire “per” la febbre del Nilo, è più probabile succeda “con” la febbre del Nilo, e quindi a causa di altre patologie. La differenza è sostanziale». Numeri alla mano, quindi, Bassetti non ritiene corretto parlare di epidemia. Al momento, a destare una preoccupazione maggiore, è il virus dell’Hiv.
«Nei primi cinque mesi del 2019, nella provincia di Udine, ci sono stati 15 nuovi casi, lo stesso numero dell’intero 2018 – rende noto Bassetti –. Bisogna tornare a parlare di Aids e a fare prevenzione. La trasmissione del virus avviene soprattutto per via sessuale, per comportamenti omosessuali o bisessuali. Le diagnosi degli ultimi mesi stanno riguardando adulti, con un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Non si parla più solo di giovani».
Fatto questo riferimento, Bassetti è tornato a parlare di West Nile, ricordando come l’allarme scatenato nel 2018 abbia portato alla nascita della Rete infettivologica in Fvg. «Siamo stati la prima regione a dotarci di tale strumento, dimostrandoci un territorio all’avanguardia dal punto di vista sanitario. Mettere insieme vari esperti e professionisti di malattie infettive si è rivelato fondamentale».
Proprio questa organizzazione ha permesso di mettere a punto un protocollo di intervento, pensato non solo per intervenire in maniera rapida e consapevole in caso di contagio, ma soprattutto di evitare inutili allarmismi tra la popolazione.
Quest’anno, ad esempio, soli casi di febbre senza un coinvolgimento neurologico in un paziente (sono stati 18 quelli segnalati nel 2018) non saranno nemmeno presi in considerazione per la statistica. «In passato gli esami sono stati fatti a persone prive di sintomi neurologici – ricorda Bassetti – e questo ha portato a una serie di casi probabili rivelatisi casi non reali. Per questo servivano criteri più ristrettivi prima di sottoporre un paziente agli esami per West Nile».
In merito alla Rete infettivologica, Riccardi ha messo in evidenza l’importanza di unire qualità e competenze degli specialisti «per dare risposte certe ai pazienti e per diffondere una cultura della prevenzione. Nell’ultimo anno la Regione ha rafforzato le strutture e aumentato le risorse, quindi mi sento di tranquillizzare la popolazione. Siamo pronti ad affrontare con i migliori professionisti eventuali casi di West Nile in Fvg».
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