Addio ad Alida “Antonietta” Sguazzin: durante la guerra perse quattro fratelli

Alida (questo il suo nome di battesimo) aveva 93 anni, si è spenta nella sua casa a Chiarisacco, frazione di San Giorgio di Nogaro. Era l’ultima di nove figli. La sua famiglia ha pagato un pesante tributo alla patria

Antonietta Sguazzin con il presidente dell’Apo, Roberto Volpetti
Antonietta Sguazzin con il presidente dell’Apo, Roberto Volpetti

Se n’è andata all’età di 93 anni Alida “Antonietta” Sguazzin, l’ultima dei nove figli di Giuseppe Basilio e Angelica Sguazzin, la cui famiglia ha pagato un pesante tributo alla patria: quattro fratelli uccisi durante l’ultimo conflitto mondiale e la guerra di Liberazione.

Ha concluso i suoi giorni nella casa di Chiarisacco, assistita dai nipoti Maran, che l’hanno amata e accudita dopo la morte del marito Felice Sguazzin. Il funerale è stato celebrato martedì 25 febbraio.

A ricordare la storia della famiglia è Roberto Volpetti, presidente Apo, che ha ricevuto la notizia durante la celebrazione della messa in ricordo dei patrioti della Prima Brigata Osoppo uccisi alle malghe di Porzûs. «La famiglia Sguazzin fu infatti una delle più colpite – dice –: ben quattro fratelli maschi di Antonietta persero la vita in tragiche circostanze».

Antonietta era l’ultima di nove fratelli e sorelle nati fra il 1910 e il 1932: tutti fieri di appartenere a quella famiglia molto unita che conduceva una vita semplice e dignitosa, fatta di persone solide.

Giunge la guerra e i maschi sono tutti in età di chiamata alle armi. Albino dal 1937 si arruola nella Guardia di finanza e nel novembre del 1939 viene assegnato alla Legione di Bari nella Compagnia delle isole italiane dell’Egeo. Lì il 25 febbraio 1941 viene colpito al petto da una raffica di mitragliatrice e muore a neppure ventitré anni. Azelmo, classe 1912, entra nella Osoppo, prende il nome di battaglia di Bruno: diventa comandante della Osoppo nel Gemonese, nell’estate 1944 viene ucciso durante uno scontro con i tedeschi. Amelio, gemello di Azelmo, dopo la scuola militare di paracadutismo entra nella Polizia e inizia a dare una mano alla Resistenza. Lo scoprono e tentano di catturarlo nel suo ufficio, scappa gettandosi dalla finestra e da lì va nella zona di Attimis: Gianni è il suo nome di battaglia. Diventa il capo della Polizia partigiana. A dicembre del 1944 viene ucciso durante una azione. Anche ad Amelio sarà conferita la medaglia d’argento.

Aquilino rientra a casa a Mereto dove vive la famiglia nel marzo del 1945, ma può fermarsi poco perché la loro abitazione è tenuta sotto sorveglianza e di frequente arrivano i tedeschi a perquisire. Il 29 aprile accade un incidente: parte un colpo dallo Sten maneggiato da un suo amico e per Aquilino non c’è nulla da fare.

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