Addio all’architetto Luciano Di Sopra

Quel malessere che avvertì alla presentazione del suo ultimo libro, un affanno che sembrava risolto grazie alle cure dei medici, non ha lasciato scampo all’architetto Luciano Di Sopra, 80 anni compiuti lo scorso 11 aprile. L’urbanista e teorico dell’architettura è morto l’altra notte all’ospedale Santa Maria della Misericordia dove era stato ricoverato poche ore prima. Di Sopra era un personaggio che non amava i compressi. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in città, soprattutto in via Del Monte dove abitava e lavorava. Il suo studio era, da sempre, un punto di riferimento per molti. Ai tempi del terremoto lo era anche per l’allora presidente della Regione, Antonio Comelli, che affidò proprio a Di Sopra la stima dei danni. Quel documento fu il primo passo verso il cosiddetto “Modello Friuli” del quale Di Sopra andava fiero.
Nato a Chialina di Ovaro nel 1936, laureato in Architettura all’università di Venezia, Di Sopra negli ultimi giorni lavorava anche di notte al suo prossimo libro. Nulla lasciava presagire che da lì a poco il suo cuore avrebbe smesso di battere. «Ad aprile - ricorda la moglie Jole Casauro -, l’affanno lo sorprese alla presentazione del libro “Modello Friuli” in sala Ajace, andò dal medico il quale gli consigliò il ricovero in ospedale. Tornò a casa dopo un mese, stava bene. L’altra mattina alle 6 il nuovo ricovero, all’1 di notte è morto». Nonostante il dolore per il lutto, la compagna di una vita di Di Sopra riesce a trovare le parole per tracciare il profilo del marito: «Fu uno dei primi urbanisti - sottolinea -, insegnò alle università di Firenze, Roma e Napoli». Allievo dell’architetto Gino Valle, Di Sopra era un professionista che faceva del suo essere architetto una missione. «Ricordo - continua la moglie - quando, nel 1976, disse a Comelli: “Con questi pochi soldi non facciamo niente”. Fu in quel contesto che il presidente lo incaricò di fare la stima dei danni provocati dal terremoto. Comelli veniva ogni mattina in studio da noi. Quando il piano arrivò sul tavolo del presidente del consiglio non trovò alcun ostacolo e ottenne il finanziamento». Quello fu il primo passo del “Progetto Friuli” diventato «una medaglia al petto dei friulani». Di Sopra portò l’esperienza friulana in Irpinia diventando un funzionario del ministero del Bilancio. «Valutava i danni, lo chiamavano l’austroungarico perché rifiutava i compromessi con la politica e gli interessi privati. Faceva - ripete la moglie - gli interessi della comunità. Dopo quattro anni si arrabbiò perché gli chiedevano di spostare il confine e lo rispedirono in Friuli».
Di Sopra dedicò la vita alla ricerca scientifica. Autore di decine di pubblicazioni, aveva studiato a lungo la fortezza di Palmanova. Era un cultore dei centri storici, stava lavorando a un volume su Pompei.
In queste ore a casa Di Sopra stanno arrivando da tutto il mondo decine e decine di messaggi di cordoglio. Di Sopra aveva lavorato parecchio all’estero: in Kazakistan, Russia, Salvador e Colombia dove pubblicò un libro sulla scoperta dell’America. Era un cittadino del mondo. Fin da giovanissimo si dedicò all’urbanistica, tant’è che il Codice di quella materia porta proprio la sua firma. Il suo primo lavoro glielo aveva affidato la Zanussi di Pordenone. Lascia uno studio dove si sono formati numerosi professionisti, alcuni dei quali oggi insegnano nelle aule universitarie.
Attorno alla moglie e ai figli Margherita e Francesco si stanno stringendo amici e parenti, tante persone che apprezzavano le qualità umane e professionali dell’architetto carnico che non scese mai a compromessi. Riposerà nella tomba di famiglia a Ovaro. Qui saranno inumate le sue ceneri dopo la cerimonia funebre che sarà celebrata domani, alle 14, nella cappella del cimitero di San Vito, a Udine.
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