Addio a Bepi, morto di coronavirus: "Stava bene, poi la febbre e la situazione è degenerata all'improvviso"

CIVIDALE. La città ducale piange la prima morte per coronavirus: si è spento all'ospedale di Udine Giuseppe Bergamasco, per tutti Bepi, figura molto conosciuta a Cividale e soprattutto nella frazione di Spessa, dove risiedeva con la moglie Marta e dove abitano e lavorano anche due dei suoi tre figli, Sandro e Claudia, rispettivamente titolari dell'azienda agricola Bergamasco e dell'azienda Hortus; il terzo, Gilberto, vive invece in provincia di Treviso.
Aveva 84 anni e godeva di un invidiabile stato di salute, circostanza che rende l'addio ancora più straziante per i familiari, convinti che in assenza di contagio per il loro caro la vita sarebbe potuta proseguire a lungo. «Era perfettamente autonomo, usava ancora l'automobile, amava dedicarsi a vari lavoretti», racconta Sandro Bergamasco, negli anni Novanta anche consigliere comunale.
«Appena una ventina di giorni fa - ricorda - gli avevo chiesto di innestare una vite: lo aveva fatto con il consueto entusiasmo, e proprio adesso la pianta è germogliata. Papà, che insieme a mia madre viveva a brevissima distanza dalla nostra abitazione, ha contratto il Covid-19 in forma apparentemente leggera, che non ci aveva allarmato. Niente faceva presupporre che le cose potessero precipitare. Aveva solo febbre, nessun accenno di tosse. Purtroppo poi la situazione è peggiorata all'improvviso, e quando è stato ricoverato le sue condizioni risultavano ormai troppo compromesse per un recupero».
CORONAVIRUS, I DATI
Legatissimo alla sua famiglia, uomo socievole e amabile, Bepi Bergamasco era «il padre che chiunque vorrebbe»: così lo dipingono i figli, che non da lui bensì dal nonno hanno raccolto la tradizione agricola. «Mio padre - testimonia sempre Sandro Bergamasco - aveva lavorato all'Opera Diocesana di Assistenza di Udine. A Spessa e nel Cividalese, però, è soprattutto associato al ricordo di musicista: per molti anni, da quand'era un ragazzo e fino alla cinquantina, ha infatti suonato l'armonium nelle chiese. I parroci se lo "contendevano", chiedendo la sua partecipazione alle funzioni e ai matrimoni.
È stato anche uno dei padri fondatori del Corpo Bandistico Musicale Città di Cividale, nel quale rivestì a lungo il ruolo di primo clarinetto. E fece parte pure della Banda di un Comune limitrofo, Corno di Rosazzo». Dal sindaco Stefano Balloch attestazione di cordoglio e di vicinanza ai familiari, a nome dell'amministrazione civica e dell'intera comunità.
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