Accoglienza profughi, Friuli in ritardo

Solo 10 Comuni aderiscono allo Sprar (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati)

UDINE. Il Viminale va a caccia di 10 mila nuovi posti per l’accoglienza Sprar (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati), alza la posta – assicurando il rimborso del 95% delle spese sostenute contro l’80% del vecchio bando – e in regione l’assessore Gianni Torrenti lancia l’assist ai Comuni del Fvg parlando di «grande opportunità da cogliere».

Perchè l’obiettivo è quello di capovolgere un trend che vede gli enti locali restii a sottoscrivere questo tipo di protocolli di accoglienza come dimostrato dai numeri: su 55 Comuni in cui è registrata la presenza di migranti, appena 10 fanno parte del sistema Sprar.

Piccola parte

Lo stato dell’arte, a livello nazionale, dice che a giugno di quest’anno erano 21 mila 449 – pari ad appena il 26% del totale – i richiedenti asilo che avevano trovato accoglienza nella rete Sprar. Di questa cifra, quindi, una minima parte, cioè soltanto 345, si trovano in Fvg: 119 in provincia di Udine e Trieste, 60 nel Pordenonese e 47 nell’Isontino.

Scandagliando i dati in mano al Viminale, inoltre, si scopre che sono soltanto 10 le amministrazioni – cioè meno del 5% – hanno sottoscritto i protocolli specifici, mentre i Comuni principali che vi hanno aderito sono Trieste (119 richiedenti asilo), Udine (61), Cividale (40), Gorizia (39), Codroipo (18) e Pordenone (17).

Nuovo bando

Per cercare di invertire questa rotta, quindi, il ministero dell’Interno ha varato un nuovo bando che l’assessore regionale Gianni Torrenti, assieme a Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale Sprar, ha presentato ieri all’Anci del Fvg.

«Se in passato ai Comuni veniva garantita una copertura all’80 per cento dei costi – ha detto Torrenti –, oggi questa è stata portata al 95 per cento», con il beneficio che «agli enti locali è consentito addebitare al costo del progetto anche parte del personale».

Così, secondo l’assessore, il vantaggio per la comunità è doppio. «Uno diretto – ha aggiunto – grazie alla migliore accoglienza dei richiedenti asilo con un minore impatto sociale rispetto alle strutture temporanee, e uno indiretto, perché il bando è in grado di offrire posti di lavoro e quel minimo di ricchezza che, soprattutto per i Comuni piccoli, a volte può fare la differenza».

Gli enti locali, quindi, farebbero bene a partecipare in massa al bando (in scadenza il 14 gennaio) perchè così facendo «si ritroverebbero con lo stesso numero di richiedenti asilo, ma meglio gestiti, più integrati e con più vantaggi complessivi per tutta la popolazione».

Un bando che, per il numero uno dell’Anci Fvg Mario Pezzetta, è positivo perchè migliorativo rispetto al passato, ma le condizioni per un’adesione di massa dei Comuni restano vincolate ad uno snellimento, antecedente, delle procedure burocratiche per l’accoglienza.

«Il progetto è serio – ha commentato –, ma il problema è sempre a monte. Continuo a non capire, infatti, come le operazioni di identificazione dei profughi e di verifica dei requisiti debbano essere così lunghe e complesse soprattutto se paragonate ad altri Paesi, ad esempio la Germania. Poi bisognerà capire la reale disponibilità di strutture comunali, ma se non riusciremo a velocizzare le operazioni di filtro iniziali diventerà inutile anche parlare di accoglienza».

Dati degli arrivi

La ricerca dei nuovi posti all’interno del sistema di accoglienza Sprar voluto dal Viminale si basa, essenzialmente, sull’aumento dei flussi migratori in tutto il Paese. Secondo il rapporto Ismu 2015 sulle migrazioni – presentato ieri a Milano – gli stranieri in Italia sono aumentati del 2,7%, cioè si sono registrate 150 mila presenze in più rispetto al 2014.

Sono in crescita, inoltre, anche i richiedenti asilo (al 10 ottobre 2015 erano 61 mila 545 le domande presentate) mentre dal 2010 a oggi i flussi per lavoro sono diminuiti dell’84%. I dati generali, infine, dicono che tra il 1 gennaio e il 20 novembre sono arrivati via mare in Europa 863 mila migranti, la maggior parte in Grecia, e che nelle acque del Mediterraneo sono morte 3 mila 548 persone, mentre nel 2014 sono state 3 mila 300.

L’83% dei migranti arrivati nei Paesi europei con i barconi è approdato nelle isole elleniche: nello stesso periodo considerato, infatti, sono sbarcate in Grecia 715 mila persone contro le 143 mila giunte in Italia. Un calo dovuto, secondo il rapporto, a causa della pericolosità della tratta via mare dalla Libia

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