A Udine la giustizia è più veloce: tribunale tra i migliori d’Italia

É nono nella classifica del ministero sulle “performance” di smaltimento dei procedimenti civili. Il presidente Bottan: promossi soprattutto per i contenziosi e nonostante l’accentramento di Tolmezzo

UDINE. Nono su 139 nella classifica italiana per capacità di smaltimento dei processi: è un risultato di cui andare fieri quello assegnato al tribunale civile di Udine dallo studio sulle «performance» pubblicato ieri sul sito del ministero della Giustizia.

Una “pagella” da primi della classe, sulla quale il presidente, Alessandra Bottan, in realtà non dubitava affatto. «Lo sapevamo – ha commentato con orgoglio il giudice –, perchè la “radiografia” è stata fatta dal capo Dipartimento del ministero in tutti i tribunali e i dati consegnati dal nostro si presentavano già di per sè soddisfacenti».

A svettare in cima alla graduatoria c’è Rovereto: lì, i procedimenti con durata superiore ai 3 anni sono soltanto il 2,9 per cento del totale. Seguono, a parimerito, Trieste, Verbania e Aosta, tutti con una percentuale pari al 3,7.

La quinta posizione è condivisa da Cuneo e Lanciano, con il 4,5 per cento, la settima da Asti, con il 5,3 per cento, e l’ottava, a sorpresa, con Marsala, che con appena il 5,7 per cento di procedimenti “lenti” rappresenta l’unico esempio “virtuoso” delle regioni meridionali.

E arriviamo al caso di Udine, che vanta il nono gradino della classifica in “condominio” con Torino: qui, le vicende giudiziarie che si protraggono oltre i tre anni, sempre in relazione ai soli procedimenti civili, sono soltanto il 6,4 per cento. Scenari lontani anni luce da quelli riscontrati al Sud, dove si concentra la quasi totalità delle performance peggiori.

La maglia nera spetta al tribunale di Foggia, con il 67,5 per cento dei processi “lumaca” e seguito a cortissima distanza da quello di Lamezia Terme, con il 67 per cento. In coda alla graduatoria anche Patti, Barcellona e Messina, tutti in Sicilia, Matera e Potenza, in Basilicata, di Vallo della Lucania e Nola, in Campania, e di Vibo Valentia, in Calabria.

Lo studio è stato pianificato dall’“Osservatorio per il monitoraggio degli effetti sull’economia delle riforme della giustizia”, presieduto dall’ex Guardasigilli Paola Severino, e condotto da Roger Abravanel, con Stefano Proverbio e Fabio Bartolomeo, considerando anche i costi per l’Erario derivanti dalla giustizia “lumaca”, pari a 316 milioni di euro già spesi e a 406 ancora da trovare e stanziare.

«Siamo riusciti a ottenere risultati del genere – ha osservato il presidente Bottan –, nonostante il recente accentramento del tribunale di Tolmezzo e delle sezioni distaccate di Palmanova e Cividale, che ha comportato il trasferimento a Udine di migliaia di fascicoli, e senza neppure vedere incrementato l’organico, nè a livello di magistrati e neppure del personale di cancelleria».

Al prezzo di sacrifici notevoli, dunque, con una mole e ritmi di lavoro superiori al passato. «A renderci particolarmente orgogliosi, inoltre – continua la presidente del tribunale – è il fatto di avere dimostrato buoni tempi di trattazione e di smaltimento soprattutto nei procedimenti più significativi, ossia i contenziosi, e non semplicemente i fallimenti e le esecuzioni».

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