Discarica abusiva sequestrata a Firmano

CIVIDALE. Tutto è partito, anche stavolta, da una segnalazione: l'Arma cividalese non ha perso tempo, avviando immediatamente le verifiche, e ha individuato una situazione ben più critica di quella riscontrata - di recente - in alcuni lotti della zona artigianale cividalese, divenuti ricettacolo abusivo di inerti. Nell'area delle discariche dismesse di Firmano, al confine tra il territorio della città ducale e quello di Premariacco, un ampio appezzamento cinto da alte e rigogliose siepi era tornato... in piena attività.
La mole del materiale rinvenuto, in larga parte pericoloso, induce a supporre che il fenomeno dei conferimenti illeciti si protraesse da mesi e mesi: gli uomini del capitano Pasquale Starace - figura dal passato professionale in prima linea sul fronte della lotta all'inquinamento - hanno repertato una folta serie di scarti d'officina, rimasugli di vernici e di oli in primis, molti dei quali riversati al suolo e smaltiti, dunque, direttamente in terra; trovati, inoltre, batterie esauste (di auto e pure di camion), filtri d'olio di autovetture, pneumatici usati - come sopra: macchine e mezzi pesanti -, inerti, sparpagliati sul terreno a fini "mimetici", enormi quantità di carta e cartone, rottami ferrosi, elettrodomestici, alluminio.
«Materiale pericoloso, appunto - conferma il comandante della Compagnia -, che avrebbe dovuto essere conferito in siti specializzati, previo pagamento del servizio, e che invece veniva smaltito alle porte di Cividale, a costo zero. La presenza in loco di un macchinario per la pressa, inoltre, ci induce a supporre che alcuni rifiuti venissero compattati e reintrodotti sul mercato: possibile, insomma, l'esistenza di un business che dagli avanzi ricavava - senza alcuna autorizzazione - prodotti da vendere». Il campo in questione, che si sviluppa su una superficie di circa 20 mila metri quadrati - a breve distanza dalla provinciale 11, via Aquileia -, è stato posto per metà sotto sequestro.
E' di proprietà di G.T., 64 anni, privato della zona che ne curava la "gestione", accogliendo i carichi pur non essendo affatto autorizzato, come detto, a ricevere i rifiuti e, tanto meno, a lavorarli. Una grossa percentuale dell'ammasso era nascosta fra la vegetazione che contorna il sito: a un occhio non attento, così, lo scenario - dall'esterno - si presentava assolutamente normale. I camion con le moli da eliminare arrivavano, verosimilmente, nottetempo, per non insospettire gli automobilisti in transito sulla provinciale e, soprattutto, la gente che risiede nei pressi, ben consapevole della chiusura delle discariche».
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