Palini e Bertoli, sindacati e lavoratori: futuro incerto

San Giorgio, emersi giudizi e risultati contrastanti nel vertice con la Regione. L’assessore Bolzonello: l’impianto non chiuderà, l’attività potrebbe riprendere

SAN GIORGIO DI NOGARO. La Evraz Palini e Bertoli non intende abbandonare il sito di San Giorgio e sta lavorando per accelerare la ripresa con l'avvio della produzione in conto terzi alla quale sono interessate aziende straniere. Se questo rende moderatamente soddisfatto l'assessore alle Attività produttive, Sergio Bolzonello, così non è per i lavoratori e sindacati, che invece restano fortemente pessimisti. Un pessimismo derivato anche dal fatto che sui quattro pennoni posti davanti agli uffici dello stabilimento sangiorgino, non sventola più la bandiera italiana, ci sono quella russa e quella europea, ma il Tricolore no. E da ora si organizzeranno forme di protesta, in attesa di essere chiamati dalla Regione.

Dunque l'impegno preso dall'amministratore delegato di Epb, Dmitriy Scuka, con l'assessore regionale Bolzonello, nell'incontro di ieri in Regione, non convince i lavoratori e i sindacati, anche se pare essere il primo di una serie, come spiega lo stesso assessore, anche a seguito delle «questioni tecniche discusse». «È stato un primo incontro, non dico interlocutorio - dice Bolzonello -, ma poco più, al quale seguiranno altri. L'ad ci ha sostanzialmente dato garanzia che non intende chiudere l'impianto di San Giorgio, ma si sta muovendo per accelerare la ripresa avviando una produzione conto terzi per aziende straniere, in attesa di riprendere tutta l'attività».

Come dicevamo, l'assessore Bolzonello pare moderatamente soddisfatto: così non è per sindacati e lavoratori, che anzi sono ancora più «pessimisti e rammaricati per l'ennesimo nulla di fatto uscito dal confronto. A fronte di questa situazioni- dicono Francesco Barbaro della Fim e Maurizio Balzarini della Fiom - chiederemo un altro incontro con Bolzonello per avere più garanzie e chiarezza sui programmi futuri dell'azienda».

Come hanno spiegato ai lavoratori incontrati fuori dallo stabilimento, l'ad Scuka, nel fare il punto sulla situazione del mercato, avrebbe sottolineato che questa non è nè migliorata nè peggiorata e che anche i prezzi delle materie prime sono invariati, ribadendo l'intenzione di avviare l'attività per conto terzi, «ma senza dare dati, tempi, e metodi, per il riavvio dello stabilimento: sostanzialmente nulla è cambiato da quando ci siamo incontrati l'ultima volta, se si eccettua che il consiglio di amministrazione avrebbe in mano una lettera con la quale i soci confermano il loro impegno. Ma non è dato sapere oltre. Ricordiamo che i 140 lavoratori sono in cig a 800 euro al mese fino a novembre e non ce la fanno più.»

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