Interessi più alti, ma non era usura

Sentenza di non luogo a procedere al tribunale di Udine per i quattro funzionari della Banca popolare di Milano accusati da Federcontribuenti
20070301 - ROMA -ECO - ISTAT: DEFICIT-PIL AL 4,4% NEL 2006, MASSIMO DA 10 ANNI. Il conteggio di banconote di vario taglio. ''L'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil e' pari al 4,4% nel 2006, mentre nel 2005 era stato pari al 4,1%. In valore assoluto - precisa l'Istat - esso e' aumentato di oltre 6.000 milioni di euro, attestandosi sul livello di 64.743 milioni. ' ARCHIVIO -ETTORE FERRARI/ ANSA / CD
20070301 - ROMA -ECO - ISTAT: DEFICIT-PIL AL 4,4% NEL 2006, MASSIMO DA 10 ANNI. Il conteggio di banconote di vario taglio. ''L'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil e' pari al 4,4% nel 2006, mentre nel 2005 era stato pari al 4,1%. In valore assoluto - precisa l'Istat - esso e' aumentato di oltre 6.000 milioni di euro, attestandosi sul livello di 64.743 milioni. ' ARCHIVIO -ETTORE FERRARI/ ANSA / CD

UDINE. Quelli praticati sui conti correnti di tre clienti della Banca popolare di Milano non furono interessi usurari. Nulla può dunque essere contestato ai quattro funzionari della filiale di via Poscolle che, per quelle operazioni, erano stati accusati dell’ipotesi di reato di concorso in usura.

È la conclusione alla quale è pervenuto il gup del tribunale di Udine, Francesco Florit, all’esito dell’udienza preliminare conclusa, ieri, con la lettura della sentenza di non luogo a procedere nei confronti di tutti gli imputati “perchè il fatto non costituisce reato”.

Era stato il collega Paolo Luteri, in qualità di gip assegnatario della richiesta di archiviazione del procedimento presentata dalla Procura, a rigettare l’istanza e disporre l’imputazione coatta nei confronti dei quattro bancari.

La decisione del giudice per le indagini preliminari era suonata come una prima vittoria per le parti offese, poi costituitesi parti civili con gli avvocati Cristiano Coppi (foro di Venezia, Mario Formaio e Chiara Prospero. Nel corso di una conferenza stampa convocata nel luglio 2013 da Federcontribuenti Fvg per illustrare i dati della “piaga” dell’usura, l’imprenditore di Tricesimo dal quale era partita la denuncia aveva raccontato la propria storia, ripercorrendo le tappe di quello che aveva descritto come un vero e proprio incubo.

A quell’incontro erano seguite altre iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno e, più in particolare, sul procedimento giudiziario in corso. A capo della “crociata” si era posto Antonio Miclavez, presidente dell’associazione e a sua volta intestatario di uno dei tre conti correnti finiti al centro dell’inchiesta.

Nella ricostruzione accusatoria - che il pm aveva ritenuto comunque di mandare in archiviazione una volta chiuso il cerchio delle indagini preliminari -, i quattro bancari, nelle rispettive vesti di responsabili o capi area, si sarebbero fatti dare o promettere per sè e per la Bpm interessi usurari in corrispettivo di erogazione di prestiti in denaro, connessi ai conti correnti che i tre clienti avevano acceso in un periodo di tempo compreso tra il 2000 e il 2006.

Nell’escludere l’esistenza di una qualche responsabilità penale in capo ai quattro funzionari, il procuratore aggiunto Raffaele Tito, titolare del fascicolo, si era soffermato in particolare sulla tempistica delle operazioni.

«Una cosa sono i tassi usurari - aveva premesso - e un’altra il delitto di usura. Nel caso in esame, inoltre, i riferimenti numerici escludono, almeno in parte, la sussistenza anche dell’elemento oggettivo. Per numerosi trimestri, infatti, specie nel 2011, non vi è eccedenza».

Scartato, quindi, il difetto del dolo per le condotte di usura perpetrate in epoca antecedente al gennaio 2010, il pm aveva spiegato così la propria richiesta di archiviazione.

«Se un tasso di interesse in un primo tempo è legittimo e viene solo successivamente considerato usuraio - il suo ragionamento -, si porrà un problema di “indebito arricchimento” di “tasso non dovuto”, ma non può trasformare l’originaria condotta pattizia in un reato grave qual è quello di usura. La pattuizione - aveva concluso - non era illecita, ma lo è diventata dopo».

Diverse le considerazioni che, a seguito dell’udienza per la discussione dell’opposizione all’archiviazione, avevano portato il gip a esprimersi per la trasmissione degli atti in Procura.

«Il pm - aveva osservato il giudice - evidenzia la piena consapevolezza in ordine alla rilevanza della commissione di massimo scoperto ai fini del calcolo del Teg. Alla determinazione del tasso d’interesse concorrono tutte le commissioni, remunerazioni e spese che non abbiano carattere fiscale. Ne consegue - continuava - che qualunque direttiva, anche del Supremo organo di vigilanza sull’attività bancaria, non può distaccarsi da questo concetto».

Da qui, i dubbi sull’elemento soggettivo. «I bancari, in quanto tecnici del settore - rilevava il gip - avevano ben chiaro che, solo escludendo una commissione che non poteva essere esclusa a rigor di norma, si poteva addivenire a una valutazione di non usurarietà del tasso».

La partita potrebbe non essere chiusa. Gli avvocati di parte civile hanno infatti concordato di sollecitare il procuratore generale di Trieste, affinchè appelli la sentenza. «Anche perchè - ha ricordato l’avvocato Coppi - il perito del giudice aveva a sua volta certificato il superamento del tasso di soglia per alcuni trimestri».

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