Pittacolo aggredito da un ubriaco

L’azzurro friulano di paraciclismo e alcuni suoi compagni, in ritiro in Abruzzo, colpiti da un automobilista

VARMO. Brutta avventura per Michele Pittacolo e per gli altri azzurri della nazionale italiana di paraciclismo in Abruzzo. Nell’ultimo giorno del ritiro collegiale, coordinato dal commissario tecnico Mario Valentini, gli azzurri stavano concludendo la seduta di allenamento mattutina.

Verso le 12.30, percorrendo un senso unico in centro città a Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, il plotoncino degli azzurri è stato importunato da un automobilista.

«Stavamo pedalando verso l’albergo quando un tale, seguendoci, ha cominciato a suonare il clacson - testimonia Pittacolo, 43enne di Varmo, in ritiro con l’altro friulano Elia Botosso di Villotta di Chions -. A un certo punto, abbiamo perso la pazienza e sono volate parole. L’automobilista, visibilmente ubriaco, ci ha superato, quindi è sceso dalla vettura brandendo un manganello».

Per gli azzurri, tutti portatori di disabilità fisiche, sono stati attimi concitati e di paura vera. «L’uomo ha perso il controllo e ha colpito a bastonate chiunque fosse alla sua portata - spiega Michele, portacolori dell’Alè Cipollini -. Il collaboratore federale Gianni Fratarcangeli ha avuto la peggio. Sceso dal furgone per difenderci, è stato colpito ripetutamente, tanto da dover ricorrere alle cure del pronto soccorso».

A quanto si è appreso, il protagonista è un noto pregiudicato locale. Sul posto è intervenuta prima la polizia municipale, che non è riuscita a calmare l’uomo né a disarmarlo, poi i carabinieri con un’azione risolutiva.

«Ci è andata bene, perché, come abbiamo appreso successivamente, l’uomo non è nuovo a episodi di violenza anche più gravi - commenta Pittacolo -. Il furgone della nazionale, con i vetri infranti e botte lungo tutta la fiancata, ha subìto danni ingenti, ma più di un atleta poteva finire all’ospedale. Per quanto mi riguarda, posso ringraziare un’altra volta la Madonna».

In effetti, un cero Michele potrebbe proprio accenderlo. La sua vita è costellata di gravi incidenti in bicicletta. Il 12 settembre 2007, sempre in allenamento, venne travolto da un automezzo. Michele, che non indossava il casco, visse settimane in terapia intensiva, sottoponendosi poi a una lunga serie di interventi chirurgici, cure logoranti e pazienti sedute di fisioterapia nel tentativo di riprendere un’esistenza accettabile.

Con una placca di titanio in testa, la parte destra del cranio ricostruita in resina, deficit motori alla mano destra e alla spalla sinistra, deficit visivo all’occhio sinistro, difficoltà di equilibrio e nel linguaggio con il tempo è diventato un asso del paraciclismo: nel suo curriculum spiccano quattro mondiali, una Coppa del Mondo, il bronzo alle Paralimpiadi di Londra e innumerevoli tricolori.

Se non bastasse, lo scorso agosto, sempre in ritiro con la nazionale nel’Aquilano, in una caduta Pittacolo si era fratturato due vertebre saltando i mondiali. L’Abruzzo non gli porta bene.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto