Dopo le nevicate record un paesaggio da Polo Nord FOTO

FORNI DI SOTTO. Per il Corpo forestale le precipitazioni atmosferiche, piovose o nevose, significano innanzitutto servizi confinati alla viabilità principale con osservazione dei danni causati dalle intemperie, delle conseguenze patite dalla fauna selvatica e osservazioni di pendii e versanti per verificare dissesti franosi e movimenti valanghivi. In questi giorni gli agenti perlustrano il territorio, attrezzati dei dispositivi di sicurezza, raggiungendo, spesso per primi, rifugi e alpeggi, boschi in quota, pascoli montani e, comunque, vaste aree spesso non visibili da valle.
Durante queste escursioni il servizio consiste nel controllare le caratteristiche della neve caduta: spessore delle diverse nevicate, durezza e densità degli strati, quali potrebbero essere gli strati che sollecitati, ad esempio da uno scialpinista, potrebbero favorire lo scivolamento di una massa di neve rispetto a un’altra o al suolo, ovvero innescare una valanga.
Le temperature eccezionalmente miti dell’autunno, prima, e dell’inverno, poi, hanno avuto come risultato il normale congelamento dello strato superficiale del terreno. Questo, favorito dalle piogge che fino ad alta quota si sono alternate alle nevicate, ha di fatto mantenuto uno strato a bassissima coesione favorendo il distacco delle masse nevose, cioè, di valanghe, che mai come questo anno si sono potute osservare quasi contemporaneamente nelle loro più svariate forme a tutte le quote e su tutti i versanti.
Importanti altresì le osservazioni di quali sono stati gli effetti delle precipitazioni nevose sulle piante singole piuttosto che sui boschi e sulle foreste, e di quali difficoltà la coltre bianca ha creato agli animali selvatici, di come hanno resistito i manufatti al peso della neve.
La Forestale ha documentato una buona reazione degli animali selvatici, che anche dove non sono riusciti a raggiungere vere e proprie zone di svernamento si sono sistemati in aree boscate a bassa quota magari in prossimità di corsi d’acqua in modo da potersi garantirsi un sufficiente nutrimento.
Portarsi verso valle avvicinandosi alle strade ha provocato alcuni investimenti e l’aumento delle concentrazioni, inoltre le difficoltà di deambulazione hanno favorito l’attacco da parte dei predatori, in particolare delle volpi, ma, in ogni caso, le tracce lasciate sulla neve certificano una folta presenza non solo di cervi e caprioli ma anche di tutti gli altri abitanti del bosco.
Limitati, almeno finora, sono i danni lamentati dalle strutture, evidentemente ben dimensionate, di malghe e rifugi ancorché sollecitate da masse nevose raramente osservabili e documentabili.
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