Tasse, in Friuli 33% in più della Slovenia

Analisi di Confartigianato: per le aziende gap anche con l’Austria (più 13%). Tilatti: così è impossibile competere

UDINE. Si sono messi attorno a un tavolo e hanno fatto un po’ di conti. Il risultato? Sconfortante. Le aziende friulane pagano rispettivamente il 13% e il 33% in più di tasse rispetto alle loro concorrenti di Austria e Slovenia. L’analisi di Confartigianato Udine conferma, numeri alla mano, quanto un po’ tutti, imprenditori, politici, esperti e professionisti, hanno sempre sostenuto. E cioè che l’imposizione fiscale italiana è una vera e propria palla al piede. Impossibile, o quasi, competere quando a pochi passi da casa c’è chi può permettersi di fare gli stessi prodotti e piazzarli sul mercato a prezzi molto più vantaggiosi. Proprio perchè lo Stato di appartenenza è meno vorace di quello italiano.

«Le imprese che operano in aree confinarie, come quelle delle province di Udine, Gorizia e Trieste, sono penalizzate più volte rispetto alle loro più dirette concorrenti e uno degli elementi di maggior criticità è dato dalle differente pressione fiscale sulle imprese austriache e slovene». Lo denuncia il presidente di Confartigianato Udine Graziano Tilatti che pone la questione sul tavolo della politica. «La differente pressione fiscale si unisce – spiega ancora Tilatti – ai maggiori costi del sistema imprenditoriale italiano sul costo del lavoro, sull’energia elettrica, sulla burocrazia, sulle lentezze delle amministrazioni pubbliche nell’evadere le pratiche. Occorre intervenire, perchè artigiani, ditte e fabbrichette non reggono più».

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Ma quali sono le differenze sul fronte fiscale? Eccole. Le imprese italiane pagano un 15,5% in più di tasse rispetto a competitor e imprese dei primi 15 concorrenti del nostro export; l’extra costo fiscale per il settore manifatturiero nazionale è di 13,1 miliardi di euro. Più di una impresa italiana su dieci è per di più esposta a una concorrenza fiscale diretta, trovandosi in un territorio di confine: secondo i calcoli di Confartigianato in totale sono 666.834 (11% del totale Italia) le imprese soggette a questo maggior rischio, di cui 192.098 sono artigiane (29% delle imprese di confine), localizzate nelle 14 province che confinano con almeno uno Stato estero, tra cui la provincia di Udine, che conta 45.974 imprese attive di cui 14.452 artigiane (31%).

L’Ufficio studi di Confartigianato ha dunque calcolato per le 14 province di confine il gap in termini di imposte pagate e aggravio burocratico. In particolare, in provincia di Udine, come nel resto d’Italia, c’è una pressione fiscale totale sulle imprese, nota col nome di total tax rate, pari al 65,8%, indice che scende al 32,5% in Slovenia e al 52,4% in Austria. Le imprese friulane pagano quindi un 33,3% in più rispetto alla Slovenia e 13,4% in più rispetto alle imprese austriache.

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Ma non è finita qui. Perchè oltre alla tassazione a livelli scandinavi (senza peraltro ottenere gli stessi servizi offerti da quei Paesi, ndr) c’è pure un’altra nota dolente. Vale a dire la burocrazia. Le imprese della provincia di Udine effettuano 15 versamenti e impiegano 269 ore nell’arco dei 12 mesi a compilare, preparare moduli e pagare le tasse, 9 ore in più dei concorrenti sloveni ma ben 103 ore in più rispetto agli austriaci.

Da aggiungere infine che le imprese italiane sono soggette a maggiori costi in termini monetari e di tempo impiegato anche per le pratiche di import-export. Infine il total tax rate (Ttr), pubblicato nel Doing business 2014 della Banca mondiale-Pwc (2013), rapporta la somma di tutte le imposte e tasse pagate dall’impresa ai profitti al lordo di tutte le tasse considerate. In questa poco lusinghiera classifica l’Italia è la 15° nazione al mondo (su 189 paesi) e 1° in Europa per più elevata tassazione sull’attività di impresa relativa al 2012, con un Total tax rate del 65,8%. Dati che preoccupano, soprattutto in prospettiva futura.

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