Il Tar “boccia” studente e genitori

UDINE. La bocciatura del figlio non era andata giù, così i genitori si erano rivolti al Tar che ha confermato le gravi insufficienze e ha condannato mamma e papà a rifondere 2 mila euro al liceo scientifico Copernico.
La sentenza dei giudici amministrativi è stata depositata mercoledì. I giudici Umberto Zuballi, Enzo Di Sciascio e Manuela Sinigoi, hanno considerato «pretestuoso il tentativo della famiglia ricorrente di mettere in discussione l’attendibilità e la veridicità dei voti indicati nel tabellone, peraltro sottoscritto da tutti i docenti secondo la tempistica indicata nel verbale, tanto da poter essere considerato parte integrante e sostanziale del verbale stesso, o nella pagella sostitutiva dell’originale inviata alla famiglia», si legge.
Perché: «È incontestabile, infatti, che il minore, in particolare nel secondo quadrimestre, ha avuto un rendimento scolastico insufficiente in plurime discipline e di un tanto sono stati notiziati i suoi genitori – scrivono i giudici del Tar –. Nelle verifiche di matematica, fisica, latino e scienze ha conseguito, pressoché costantemente, voti insufficienti o gravemente insufficienti, non ha dimostrato particolare interesse a recuperare l’insufficienza in matematica riportata nel primo quadrimestre, in una materia caratterizzante lo specifico corso di studi seguito. Anche perché è documentato che il giovane si è prenotato per dieci incontri da un’ora ciascuno con vari docenti e si è presentato soltanto a tre incontri, senza preoccuparsi di avvisare che sarebbe stato assente». Insomma, analizzate le carte, i magistrati sono certi della bontà della scelta del Copernico.
Discutibile – secondo i giudici – il comportamenti del giovane: «di disinteresse per la scuola e ciò che essa rappresenta: altra lettura non pare possibile offrire della mancata consegna della relazione sull’esperimento di laboratorio svolto durante le lezioni di fisica, di un tentativo di copiare il compito di scienze e, ancora una volta, della mancata frequenza alle lezioni di recupero di matematica per le quali si era prenotato».
Ma il Tar ne ha anche per mamma e papà: «Desta perplessità che i ricorrenti manifestino stupore di fronte al giudizio conclusivo emesso nei confronti del loro figliuolo – scrivono Zuballi, Di Sciascio e Sinigoi –», visto che il suo andamento «sarebbe dovuto essere loro ben noto, altro non fosse per il dovere gravante sui genitori di dare assistenza morale ai propri figli, nel cui ambito pare possa trovare spazio anche il dovere di vigilare costantemente sul loro comportamento e andamento scolastico, al fine di apprestare, in caso di necessità, tempestivi e idonei interventi correttivi o di sostegno».
Ed ecco perché il Tar «condanna i ricorrenti al pagamento a favore dell’amministrazione resistente delle spese e delle competenze di lite, che liquida in complessivi 2 mila euro, oltre l’Iva, se dovuta, e Cpa».
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