Ospedali, ecco dove si taglierà

In un documento riservato l’elenco dei reparti da ridurre. Le strutture di rete dedicate ad assistenza e lungodegenti.  Nel mirino ci sono Gemona, San Daniele, Palmanova e Latisana in provincia di Udine. Sacile, Maniago e Spilimbergo nel Pordenonese

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UDINE. Il documento è di quelli riservati. Anzi, riservatissimi. Una bozza che ipotizza i tagli e i ridimensionamenti cui dovranno far fronte le strutture sanitarie del Friuli Venezia Giulia per rispondere all’importante riduzione di risorse pari a 80 milioni di euro. Minori trasferimenti che si ripercuoteranno sull’attività delle aree vaste colpendo in modo importante quella udinese, che pagherà una riduzione pari a 54 milioni di euro.

Come e dove saranno effettuati i risparmi? E’ la domanda che in queste ore assilla il consiglio regionale (non solo tra le file della minoranza) che attende in merito l’ultima parola della giunta Serracchiani e dell’assessore alla sanità, Maria Sandra Telesca. Ma ad essere preoccupati sono soprattutto i sindaci, i comitati (vecchi e nuovi) i cittadini.

Una prima risposta arriva come detto da una bozza, partorita dagli uffici regionali, che in queste ore circola tra una ristrettissima cerchia di addetti ai lavori. Una trentina di pagine o poco più che declinano i tagli nelle tre aree vaste e che come detto prevede il conto maggiore a carico del Friuli e in particolare dei piccoli ospedali. Si tratta, va chiarito, di un’ipotesi, considerato che sia i piani attuativi ospedalieri (Pao) che i piani attuativi locali (Pal) rimandano la “patata bollente” tra qualche tempo. Data entro la quale i direttori generali delle aziende sanitarie sono chiamati a presentare alla Regione le proposte d’intervento per contenere la spesa.

In provincia di Udine l’obiettivo è risparmiare 54 milioni: 25 (il 45%) tramite azioni gestionali (personale, farmaceutica, beni e servizi), il resto - 29,5 milioni - con revisioni strutturali di cui 16,5 milioni attraverso interventi sul territorio e sulle funzioni amministrative, per le quali è previsto l’accentramento (13 sulla rete ospedaliera).

Ecco il tasto dolente. Di questi ultimi – l’ipotesi è contenuta nella bozza – poco meno di 4 colpiranno il presidio di Gemona, 3 quello di Cividale, 1,6 i due ospedali di Latisana e Palmanova. San Daniele? Il conto parrebbe zero, ma a ben guardare è invece salato. Qui fa fede ancora una volta il Pao di Udine che certifica l’entrata a regime del nuovo laboratorio analisi – costo di attivazione 17 milioni di euro, 2 milioni d’incremento di spesa nel 2014 – che si tradurrà nella chiusura, tra gli altri, di quello sandanielese, che lascerà quindi vacanti i locali dedicati all’ultimo piano del nuovo padiglione ospedaliero costato finora circa 10 milioni di euro.

Ma torniamo a Gemona e Cividale. La bozza parla per il primo di un ridimensionamento del pronto soccorso, che dovrebbe vedersi dimezzate le ore di apertura dalle attuali 24 a 12, e di un trasferimento a Udine delle cliniche universitarie, da anni ospitate al San Michele. Cividale, invece, sarebbe ridotto a centro di assistenza primaria, vale a dire un’aggregazione di pediatri di famiglia, medici di continuità assistenziale, specialisti e personale infermieristico. Insomma, poco meno che chiuso se si considera che di fatto verrebbe meno il pronto soccorso, pur mantenendo un’ambulanza sulle 24 ore (due in orario diurno) a servizio di un punto di primo soccorso.

Stessa sorte, cambiando provincia ma restando sui piccoli ospedali, toccherebbe ai presidi di Maniago e Sacile, ridotti entrambi a centri di assistenza primaria, mentre Spilimbergo si vedrebbe a sua volta ridurre l’attività del pronto soccorso dalle 24 ore attuali a sole 12 e sarebbe destinato pure a una riduzione di alcuni altri servizi oggi completi.

Palmanova e Latisana si giocherebbero dal canto loro l’esistenza di diversi reparti. Su tutti quello di ostetricia, che la bozza prevede di chiudere anche a Gorizia, dove i nati sono appena 300 l’anno, ma in bilico sarebbero anche chirurgia, ortopedia e pediatria. Resta da capire quale prezzo pagheranno alla riduzione gli ospedali dei capoluoghi (Udine, Trieste e Pordenone). Su questi il cui contributo nella bozza resta a oggi assai nebuoloso.

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