Cliniche private in rivolta contro i tagli della Regione

Il presidente di Assosalute Riccobon: percorreremo qualsiasi strada per veder modificate le linee di indirizzo
ANTEPRIMA Udine 25 gennaio 2008. Ospedale ortopedia. Telefoto Copyright / Foto Agency Anteprima Udine
ANTEPRIMA Udine 25 gennaio 2008. Ospedale ortopedia. Telefoto Copyright / Foto Agency Anteprima Udine

UDINE. AssoSalute Fvg, associazione che rappresenta il 34% della sanità privata accreditata regionale con la più grossa struttura ospedaliera (la casa di cura Città di Udine) e 16 strutture ambulatoriali operanti in tutta la Regione non ci sta. E risponde ai presidenti regionali di Aiop (case di cura private) e Anisap (strutture ambulatoriali).

Il tema sono gli accordi triennali per il privato accreditato approvati in Giunta regionale venerdì, accordi che AssoSalute non ha sottoscritto, e sui quali il presidente Riccobon preannuncia la propria intenzione di «percorrere ogni strada possibile affinché vengano modificati».

«Intanto, poiché AssoSalute Fvg fa parte di Confcommercio, associazione attiva a livello nazionale - premette Riccobon – non si pone alcun dubbio in ordine al diritto di partecipare alle trattative con la Regione, come qualcuno vorrebbe, per eliminare così un interlocutore scomodo. Entrando nel merito della questione, certo non ci sono dubbi che i tempi e le ristrettezze di bilancio impongano tagli, ma le tariffe dovrebbero essere riviste in modo sensato, partendo da una seria analisi dei costi (che in Regione non è stata effettuata) e dalla ridefinizione di certi standard. Altrimenti il rischio è di generare tariffe che non coprono neppure i costi di produzione, e che se applicate nel pubblico ne determinerebbero il collasso. Ma, in questa come in altre questioni, la Regione non ci ha minimamente ascoltati, e ha applicato politiche arbitrarie, finalizzate a premiare qualcuno ed a punire altri, visto che le vittime dei nuovi accordi hanno nomi e cognomi ben identificabili e sono, guarda caso, tutte aderenti ad AssoSalute Fvg».

«Si elimina infatti il più grosso laboratorio privato accreditato del Friuli Venezia Giulia (Lab Nordest, attivo a Udine e a Trieste) - aggiunge Riccobon - e si massacrano le tariffe della dialisi (prestazione erogata in convenzione, al di là del piccolo centro di Lignano che offre poche centinaia di prestazioni durante l’estate, guarda caso solo dalla casa di cura Città di Udine, che invece nel 2013 ne ha fornite quasi 8mila). Si premiano poi con massicci finanziamenti dedicati all’oculistica un determinato operatore, lasciando sguarnito – vista l’esiguità dei budget attribuiti agli operatori del luogo - tutto il medio e l’alto Friuli. Insomma, più che arrivare a un accordo pare che la Regione abbia voluto punire un gruppo di erogatori ben funzionanti ed evidentemente scomodi (forse scomodi proprio perché ben funzionanti). Dispiace poi – conclude Riccobon – constatare l’enfasi con cui l’assessore Telesca parla dei 7 milioni di euro risparmiati con questa brillante manovra, quando il comparto regionale della sanità costa 2 miliardi e 150 milioni di euro».

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