Chiusaforte, un museo ricorda il mito di Piussi

Aperta la “Malga dell’alpinismo” a Cregnedul di Sotto Attraverso i cimeli la storia del celebre scalatore

CHIUSAFORTE. La montagna, gli amici, la famiglia, la sua terra. Ciò che Ignazio Piussi amava di più. Tutti elementi presenti, ieri pomeriggio, a Cregnedul di Sotto per l’apertura della “Malga dell’alpinismo”, il luogo della memoria dedicato al “ladro di montagne” Piussi. C’erano i “lupi” di Cave del Predil, Gino Cobai e Claudio Carratù, con i quali Piussi ha condiviso le prime scalate, l’amico e compagno di spedizione in Antartide, Marcello Manzoni, i due figli, Alessandro e Anna con la moglie Frida, il regista che ne ha raccontato le gesta, Nereo Zeper, il sindaco di Chiusaforte, Luigi Marcon.

Una cerimonia informale, dov’è stato lasciato spazio ai racconti degli amici e agli aneddoti di chi ha vissuto insieme con Piussi, alpinista di talento, burbero ma generoso, spavaldo ma altruista. Tratti di un carattere forte, di un uomo della Val Raccolana, scomparso a 73 anni nel 2008.

A lui il Comune di Chiusaforte, assieme al Cai, alla Forestale e con il sostegno della Regione (ottenuto grazie all’ex consigliere Franco Baritussio), ha dedicato il vecchio stallone della malga Cregnedul, peraltro gestita dallo stesso Ignazio Piussi per diversi anni (ora l’attività è portata avanti dalla figlia Anna). Uno spazio crudo, spartano, dove sono stati ricavati sei posti letto e, nella stanza accanto, un’area espositiva in cartone (idea originale e di impatto) realizzata dalla “M.C.” di Massimiliano Micoli su progetto dello studio “CandC” di Fulvio Caputo.

Un percorso che si snoda attraverso quattro nicchie dedicate alle imprese del “ladro di montagne”: la salita al Solleder, i tentativi di salita dell’Eiger e quelli al massiccio del Lhotse, le salite in Antartide. Qui sono raccolti i materiali originari come le attrezzature, i vestiti, le mappe nonché reperti della spedizione in Antartide. L’idea è quella di offrire agli alpinisti e agli escursionisti di oggi la possibilità di dormire a stretto contatto con gli oggetti di Piussi, approfondendone la storia, cogliendone il significato. Uno spazio dove chiunque può lasciare un ricordo legato a Ignazio: una fotografia, un oggetto, una semplice frase. In sostanza, un piccolo museo della montagna “work in progress”.

«Con questo spazio ricordiamo mio padre - commenta Alessandro Piussi - e insieme con lui le guide della Val Raccolana, i rocciatori di Cave del Predil e tutti coloro che ne hanno raccolto l’eredità alpinistica come Romano Benet, Nives Meroi e l’indimenticato Luca Vuerich».

Il sindaco Marcon ha auspicato che proprio dai personaggi del passato «giunga lo spunto per andare avanti e affrontare questo periodo di difficoltà. Piussi è stato un uomo straordinario nella sua semplicità, che ha saputo rappresentare i tratti distintivi delle genti di queste valli».

Alessandro Cesare

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