Sanità, da riconvertire 250 posti letto

Mal comune questa volta non è mezzo gaudio. Perché Pordenone non solo non ha speranze di ottenere la perequazione tanto auspicata in ambito sanitario e sociale, ma deve fare i conti con nuovi tagli. Per l’Ass 6 e quindi per quel che riguarda la risposta al territorio «le linee guida 2014 ci dicono che per l’area vasta ci sarà un taglio di 7 milioni di euro – ha spiegato ieri ai sindaci dell’ambito urbano Giorgio Simon, neodirettore sanitario – contro i 58 dell’area vasta triestina». Si taglia meno che nelle altre province, certo, ma si taglia comunque in un territorio che storicamente ha sempre avuto meno e forse confrontando i dati dei mancati trasferimenti con quelli dei nuovi tagli si scoprirebbe che il conto alla fine è ben più salato.
Se complessivamente per le tre aziende (Ospedali riuniti e Cro compresi) la decurtazione ipotizzata è di 18 milioni, Simon ha anticipato anche che il mandato della Regione è quello di rivedere la rete ospedaliera e, stando ai primi calcoli di massima, «si prevede la trasformazione di 250 posti letto» che da acuti dovrebbero diventare post acuti. Le tre aziende stanno lavorando a una proposta «che sarà presentata entro la prossima settimana alla Regione» e sulla quale il direttore non ha anticipato contenuti. Per conoscere quali saranno gli effetti dei tagli sui servizi bisognerà attendere.
Simon, al suo primo incontro con le amministrazioni di Pordenone, Cordenons, Porcia, Roveredo e San Quirino, ha parlato dell’importanza dei piani di zona e dell’attenzione che l’Ass intende riservare al tema del lavoro e della povertà «perché ci poniamo l’interrogativo di come poter fare buona salute in una situazione critica come quella che il territorio sta vivendo. Ci siamo concentrati in particolare sui temi dell’abitare sociale, della domiciliarità e dei minori». Investire in modo adeguato sulla salute dei bambini diventa un tema centrale, ma quando si parla di minori non va trascurato il capitolo dei ragazzini accolti nelle comunità fuori provincia che costano – su scala provinciale - 5 milioni di euro, ragione per cui un ragionamento importante andrà aperto tra azienda sanitaria ed enti locali per studiare – cosa che l’Ambito dal canto suo sta già facendo – nuove risposte.
Da parte di Simon anche la massima disponibilità a ragionare con i sindaci sul tema delle Rsa che «non saranno ridotte ma semmai potenziate. Su Roveredo – ha risposto a una domanda di Paolo Nadal e del sindaco Sergio Bergnach -, nulla è stato deciso. Dobbiamo elaborare un nuovo piano entro febbraio e siamo intenzionati a farlo confrontandoci con gli ambiti e le amministrazioni». I sindaci hanno chiesto a Simon un’intensificazione del rapporto con l’Ass, proprio per poter programmare interventi e risorse.
Martina Milia
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