Gemona, sbloccati 735 mila euro per la casa di riposo

GEMONA. Buone nuove per la casa di riposo. Gli imponenti lavori di ristrutturazione che l'amministrazione Urbani aveva già progettato di avviare alcuni mesi fa, e che in seguito si trovò a bloccare per via delle restrizioni dei patti di stabilità, nei prossimi mesi con ogni probabilità potranno ripartire. Gli interventi riguardano una decisa ristrutturazione, tanto è vero che l'ammontare della spesa è di ben 735 mila euro. La buona notizia la rende nota il sindaco Paolo Urbani: «La Regione - spiega il primo cittadino - ha deciso di eliminare i vincoli legati ai patti di stabilità per quelle opere che interessano strutture sanitarie, e ciò significa che nel corso dei prossimi mesi si potrà spendere i soldi per portare a termine quella sistemazione che avevamo bloccato allorché i nostri spazi finanziari erano stati ridotti, proprio per non interrompere qualsiasi intervento. Con le nuove direttive regionali sarà possibili fare entrambi». I lavori interesseranno il risparmio energetico dell'edificio, dai cappotti esterni a nuove caldaie per una riqualificazione completa di una struttura che ha i suoi anni ma che soprattutto in futuro permetterà di ottenere notevoli risparmi di gestione.
Se questa novità è positiva, non lo sono le linee di indirizzo per la gestione della sanità per il prossimo anno presentate dalla Regione nel corso della recente conferenza permanente sulla sanità, rispetto alle quali il sindaco Urbani, insieme ai suoi colleghi amministratori dell'alto Friuli, ha espresso la bocciatura dopo che nel corso delle ultime settimane avevano anche incontrato l'assessore regionale Sandra Telesca esprimendo la necessità di chiarezza sulla futura distribuzione dei servizi sul territorio. Coscienti che il comparto sanitario regionale subirà un taglio di circa 120 milioni di euro, di cui 46 nell'area vasta udinese che comprende anche la montagna, i sindaci non hanno visto in quelle linee di indirizzo nessuna chiarezza su come andranno le cose il prossimo anno, vista anche la proroga di un anno per quanto riguarda il piano socio sanitario: «In questo modo - dice il sindaco Urbani - si corre il rischio di restare senza una gestione politica della sanità che sarà così lasciata in mano ai direttori generali delle aziende. Non si può non riconoscere quel quid in più al territorio montano, perché ricordo che in alcune realtà le strutture sanitarie sono anche fonte di lavoro e impiego per i cittadini. Non c'è più tempo per consultazioni e commissioni ma di scelte chiare su quello che sarà il futuro della gestione sanitaria. Per quanto ci riguarda non chiediamo elicotteri ma il mantenimento dei servizi essenziali che le strutture presenti oggi riescono ancora a garantire».
Piero Cargnelutti
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