«Fisco: noi tartassati, multinazionali esentasse»

Bortolussi (Cgia): per competitività Italia dietro alla Polonia, dove va la nostra produzione
FOTO MISSINATO - ASCOM
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Andare oltre la crisi, puntando sulle imprese. È partito da questo pilastro l’incontro “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro… finché ci sono le imprese”, organizzato dalla Confcommercio pordenonese.

Ospite d’eccezione Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, che ha dato al pubblico presente uno spaccato sulle difficoltà economiche delle imprese, che spesso vengono penalizzate da una pressione fiscale insostenibile, ma che sono ancora la locomotiva dell’economia nazionale.

Il primo appello, però, è arrivato dal sindaco di Pordenone, Claudio Pedrotti, che sull’onda lunga della manifestazione di venerdì scorso, ha sottolineato l’impegno del Comune in difesa del lavoro sul territorio e per una riduzione delle imposte, nonostante degli scogli come i tributi richiesti da Roma e il patto di stabilità.

Quando Bortolussi prende la parola è da subito un fiume in piena. Uno dei pilastri del suo intervento è la pressione fiscale nel nostro Paese. «Dicono che l’Italia è una nazione di evasori - ha sottolineato Bortolussi - ma noi paghiamo più tasse degli altri». L’evasione fiscale, secondo Bortolussi, è un alibi dell’amministrazione statale, che può contare su cifre maggiori rispetto agli altri big europei.

Chi paga il conto è sempre il cittadino o la piccola impresa, alla luce di una pressione fiscale del 54%. Tasse che limitano la produttività perché, secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre, le piccole imprese hanno in mano il 25,3% delle esportazioni. Il freno a mano per la produttività, quindi, è proprio lo Stato, quando chiede molto e restituisce poco, come dimostrano le imposte per i profitti commerciali, che in Italia sono del 68,3%, contro una media europea del 44,7%.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle multinazionali, che godono di regimi fiscali più morbidi e che Bortolussi, citando il premio Nobel Stiglitz ha definito «esentasse». E il segretario della Cgia, a modo suo, ha chiarito anche dove i tributi vanno a finire, sottolineando che «in Italia le cose funzionano perché non funzionano». L’esempio più lampante riguarda la sanità, dove molti utenti si trovano costretti a ricorrere al privato, pur avendo già pagato per un servizio. Sull’efficienza dei contributi un pensiero è andato anche all’alluvione che ha colpito la Sardegna, visto che su 40 miliardi di euro di contributi pagati dai cittadini, solo 400 milioni vengono utilizzati per la tutela dell’ambiente.

Una stoccata è stata dedicata alla pubblica amministrazione e ai sindacati. La prima «è frutto di una cultura sbagliata, dove i dipendenti sono inamovibli». I secondi, invece, «sono fondamentali nella tutela dei lavoratori, ma mettono troppi paletti e non consentono di cambiare le cose».

Infine, tra i molti dati esposti da Bortoloussi, quello sulla competitività dei Paesi è passato un po’ in sordina. L’Italia si è piazzata al 49º, battuta anche dalla Polonia, che è 42ª. Proprio il Paese dove sta migrando la produzione di Porcia dell’Electrolux.

Daniele Boltin

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