Polemica sulle famiglie: «Spiegheremo al vescovo»

Udine, dopo i giudizi a distanza, “Se non ora quando” chiede di parlare con Mazzocato. «La nostra proposta non è stata capita. Da scardinare solo alcuni stereotipi»
udine 31 marzo 2013 messa in duomo Copyright Petrussi press Turco....
udine 31 marzo 2013 messa in duomo Copyright Petrussi press Turco....

UDINE. Non aveva citato nè l’associazione nè il nome del progetto educativo. Ma aveva fatto un riferimento concreto a un pezzo del programma di questo progetto, citando alcune parole ritenute chiave, come “scardinare gli stereotipi”.

Così l’arcivescovo di Udine, monsignor Bruno Mazzocato, domenica scorsa, durante la messa per il voto della città aveva lanciato, dall’alto del suo ruolo, l’avvertimento: «Il Friuli sappia fermare chi vuole cancellare la bellezza della naturale differenza sessuale e dell’essere creati maschi o femmina».

E ieri il nome del progetto e dell’associazione, “Gendy-Guardo le nuvole lassù” e “Se non ora quando?”, sono emersi chiaramente, anche se in via trasversale, proprio grazie a quel riferimento al programma “scardinare gli stereotipi” tra maschio e femmina. Eppure le rappresentanti dell’associazione non ci stanno. E chiamate allo scoperto sottolineano di non aver mai chiesto o proposto, ad esempio, di togliere la dicitura “padre e “padre” in calce ai vari documenti. E tanto meno di aver chiesto l’introduzione dei titoli “genitore 1” e “genitore 2”. E di fronte a prediche, articoli e citazioni comuni con altre realtà come l’Arcigay, ora chiedono un incontro chiarificatore proprio con lo stesso arcivescovo, proprio per parlarsi, per chiarire eventuali punti rimasti in sospeso.

«Auspichiamo che l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato - afferma la professoressa Rosalba Perini, responsabile del progetto “Gendy-Vedo le nuvole lassù” promosso dall’associazione “Se non ora quando, nelle scuole d’infanzia” - che si è detto preoccupato e contrario a questa iniziativa, voglia concederci un incontro per chiarire gli equivoci e magari cercare punti di convergenza e collaborazione».

E il perchè di questa richiesta di incontro è presto detto «Con questo progetto - precisa Rosalba Perini - non si vuole assolutamente “scardinare” il concetto di famiglia, bensì “agire contro gli stereotipi che producono atteggiamenti discriminatori, oppressivi e violenti verso le donne e la diversità di genere, iniziando fin dai primi anni di scolarizzazione”».

Insomma, il concetto potrebbe essere così riassunto: basta a un sistema educativo fatto soltanto di cenerentole e principesse da una parte e principi ed eroi muscolosi dall’altra. «Una mamma può essere anche un pilota d’aereo e un papà può anche lavare i piatti la sera: questo vogliamo spiegare alle nuove generazioni».

Il tutto ovviamente non per annullare la famiglia tradizionale, ma per aggiornarla, per “scardinare” sì qualcosa, ma solo certi stereotipi ormai antistorici che alla lunga possono istigare i giovani maschi contro le giovani donne, donne che non rispondono più magari alla perfezione all’immagine di donna uguale madre uguale massaia uguale tuttofare in famiglia uguale sempre sottomessa.

«Va segnalato - aggiunge Rosalba Perini - che il progetto per la scuola dell’infanzia è stato recentemente pubblicato su un’importante rivista scolastica a livello nazionale e che il percorso di ricerca rivolto a tutti gli ordini scolastici ha ricevuto l’interesse e l’attenzione positiva del Ministero dell’Istruzione».

Ma niente cancellazione della famiglia con una mamma e un papà. Niente richiesta di genitore 1 o genitore2. «No, nel modo più assoluto - aggiunge la Perini -. Il movimento “Se non ora quando?” è un movimento aperto, plurale e apartitico. Ed è un movimento che riconosce la famiglia sia il nucleo fondante della nostra società e in tale direzione lavora. A tal fine si impegna per costruire all’interno di questa famiglia rapporti “sani” di reciproco rispetto, aiuto e collaborazione, cercando di eliminare le cause di violenza nascoste e di falso perbenismo».

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