Morì a venti anni sotto il treno: tre condanne

SAN GIORGIO DI NOGARO. «Alla fine è stata fatta giustizia. Ha vinto l’amore».
Le parole di Maurizio Gentili, rotte dal pianto nell’aula del tribunale di Udine, sono arrivate a più di sette anni dalla morte del figlio non appena il giudice Emanuele Lazzaro ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti di quelli che erano i vertici del Consorzio Aussa Corno, di Rfi e di Serfer.
La famiglia ha ingaggiato una battaglia legale presentando un esposto.
Aveva appena 20 anni Omar Gentili quando, la sera del 15 marzo del 2006 morì in un incidente nell’area industriale dell’Aussa Corno, nello schianto tra la sua auto e il vagone di un treno merci diretto alla Palini e Bertoli.
Dopo una prima sentenza di assoluzione nei confronti dei due dipendenti della Serfer in servizio quella sera, il processo bis per omicidio colposo ripreso in mano dal sostituto procuratore Claudia Danelon è approdato a una sentenza di condanna a quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, nei confronti dell’allora presidente del consorzio Aussa Corno Tullio Bratta, 63 anni di San Giorgio di Nogaro, del direttore compartimentale del movimento di Rfi di Udine Enrico Di Val 65 anni di Chiusaforte, dell’amministratore delegato di Serfer Guido Porta, 57 anni di Arenzano.
Il giudice li ha condannati al risarcimento dei danni causati alle parti civili con il concorso di colpa della vittima indicato nella misura del 70% da liquidarsi in separato giudizio e alla rifusione delle spese di costituzione e rappresentanza di 18 mila euro.
Ha inoltre definito una provvisionale esecutiva per Bratta, Di Val e Porta e dei responsabili civili del Consorzio sviluppo industriale dell’Aussa Corno, Rfi spa e Serfer di 90 mila euro ciascuno nei confronti dei genitori e di 39 mila euro nei confronti della nonna di Omar.
Assolto per non aver commesso il fatto Enzo Fiorin direttore compartimentale di Rfi di Trieste.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








