Avvistati due lupi a un passo dalla Carnia

A scoprirli in val Tramontina due agenti della polizia locale della Provincia. Uno immortalato grazie a una foto-trappola

TRAMONTI DI SOTTO. Faticano a trattenere l’emozione. Quella di una scoperta che, a memoria d’uomo, nel Pordenonese non ha precedenti. Marco Pavanello e Angelo Leandro Dreon, colleghi nel corpo della polizia locale della Provincia e accomunati dalla passione per l’ambiente, frutto anche degli studi universitari in Scienze naturali, si sono imbattuti in due esemplari di lupo. Un avvistamento di straordinaria importanza scientifica, che testimonia la biodiversità presente in Val Tramontina. Va fatta una premessa: il lupo è stato a lungo perseguitato, tanto che nel XX secolo è stato eliminato da gran parte dell’Europa. Già all’inizio del ’900 si poteva considerare estinto in Slovenia, mentre l’ultimo lupo presente nel Triveneto fu abbattuto nel 1931.

«Nel 1974 si calcola che in Italia – spiegano i due funzionari provinciali – non ci fosse che un centinaio di lupi concentrati nelle zone più remote dell’Appennino centro-meridionale, mentre al di là dell’Adriatico questi predatori hanno resistito soprattutto in selvagge zone montane della Croazia e della Bosnia». I lupi italiani e quelli balcanici sono quindi rimasti a lungo isolati. In meno di un secolo le cose sono però cambiate. Il primo storico incontro fra le due popolazioni si è avuto grazie a un lupo di nome Slavc, radio-collarato da un’équipe dell’università di Lubiana. Dopo una “gita” in Carinzia e Stiria, il lupo è sceso in Alto Adige e ha raggiunto i monti Lessini, a cavallo tra le province di Verona e Trento. Qui ha incontrato una lupa italiana, subito battezzata Giulietta, e si è fermato. Slavc e Giulietta nel maggio di quest’anno hanno dato alla luce due esemplari.

«Nel luglio di quest’anno si sono verificate alcune predazioni di pecore sulle Prealpi Carniche pordenonesi – spiegano i due naturalisti – e abbiamo notato da subito i caratteristici segni lasciati dal lupo». Dietro consiglio di Luca Lapini, zoologo del Museo friulano di storia naturale di Udine, gli agenti hanno raccolto alcuni campioni biologici per future analisi genetiche. Quindi, grazie anche alla collaborazione di Renato Cordenos, veterinario dell’Ass 6, hanno raccolto altri campioni, sistemando una foto-trappola vicino a una delle prede. Le immagini così ottenute mostrano un grosso cane dalla morfologia lupina che trascina la carcassa di un ovino appena ucciso. Ancora troppo poco per avere certezze. La conferma definitiva dell’identità del predatore è arrivata dalle analisi genetiche effettuate grazie alla collaborazione tra la Regione e l’Istituto superiore per la protezione dell’ambiente di Ozzano nell’Emilia. E’ emerso che i lupi autori delle predazioni sono due, uno di origine italica e l’altro no.

Guglielmo Zisa

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