E a molti sindaci “mini-stipendio” di mille euro il mese

Indennità differenziate per chi lavora e chi è a tempo pieno. Fino a 5mila abitanti 2.300 euro, massimo 6.300 euro

UDINE. Mentre divampa la polemica tra i consiglieri regionali sull’entità dei tagli ai compensi, c’è chi rigetta con forza l’etichetta di “casta” politica, rimarcando l’impegno quotidiano sul territorio praticamente a costo zero (se confrontato con i politici regionali). È il sindaco di Trivignano Udinese, Roberto Fedele. Facendosi portavoce dei comuni più piccoli, tenta di fare un po’ di chiarezza in mezzo ai numeri che caratterizzano le indennità dei sindaci del Friuli Venezia Giulia, tra contributi, trattenute e conguagli. Il primo cittadino si sofferma, in particolare, sui riflessi fiscali e previdenziali delle indennità di funzione degli amministratori locali. «A differenza delle altre cariche elettive (parlamentari e consiglieri regionali) – afferma – i cui compensi sono assoggettati a tassazione solamente in minima parte, essendo considerati come rimborsi spese, ciò che percepiscono i sindaci, gli assessori e i consiglieri provinciali è completamente tassato dal fisco, senza ritenuta previdenziale. Non a caso – precisa Fedele – un cittadino può fare il sindaco tutta la vita senza ottenere alcuna pensione, mentre i consiglieri regionali maturano un lauto vitalizio dopo appena un mandato elettivo».

La condizione economica

Il sindaco di Trivignano, dopo aver messo in evidenza le grandi responsabilità giuridiche a cui un primo cittadino è soggetto («rischia in prima persona penalmente e amministrativamente per l’operato in quanto legale rappresentante di un’azienda pubblica, ovvero il Comune»), descrive la condizione economica, fiscale e previdenziale a cui è sottoposto, prendendo come esempio la seconda fascia demografica identificata dalla normativa regionale, quella tra i 1.001 e i 3.000 abitanti.

«Il primo caso è quello di un sindaco che assume la carica da disoccupato. La sua indennità è pari a 1.333 euro lordi per dodici mensilità che, al netto delle tasse statali e locali, scende a quota 1.000 euro. Senza contare le spese per l’eventuale previdenza complementare, visto che la sua carica non prevede alcun riconoscimento pensionistico e, ovviamente, quelle per l’attività amministrativa. Il secondo caso – precisa – è quello di un primo cittadino che assume la carica da lavoratore dipendente mantenendo il posto di lavoro (la casistica più diffusa): indennità di 1.333 euro lordi da sommare al reddito di lavoro dipendente. Ipotizzando una base imponibile lorda di 26.000 euro annui, circa 1.450 euro netti mensili più l’indennità di sindaco – conclude Fedele – la tassazione complessiva ridetermina il compenso (al netto delle tasse) a 708 euro mensili».

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Il sindaco lavoratore

C’è poi il caso di un sindaco lavoratore dipendente che decide di lasciare il lavoro andando in aspettativa: 1.800 lordi che al netto delle tasse diventano 1.230 euro. Una situazione molto onerosa per il Comune, visto che deve versare all’amministrazione di provenienza tutta la previdenza per la professione svolta e congelata, che nel caso di una professione di media qualifica, è pari ad almeno 660 euro. Infine c’è il caso di un sindaco lavoratore autonomo: indennità di 1.800 euro lordi che sommata al proprio reddito fa scattare un’aliquota media di tassazione pari al 35-40%.

I Comuni più grandi

Con l’incremento del numero di abitanti, salgono anche le indennità dei sindaci, che variano però sempre sulla base dei contributi, delle trattenute e dei conguagli. Per un sindaco di un Comune tra i 3 e i 5 mila residenti il compenso lordo è pari a 2.283 euro (1.691 netti), per un Comune tra 5 e 10 mila abitanti è di 2.626 euro lordi (1.945 netti), per un territorio tra i 10 e i 15 mila abitanti l’indennità arriva a 3.906 euro lordi (2.980 netti). Oltre i 15 mila residenti, il compenso è di 6.315 euro (circa 5 mila euro netti). Importi distanti anni luce da quelli dei consiglieri regionali.

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