Il grande vignaiolo e il braccio di ferro per il Bosco Romagno

Storia di un imprenditore carnico e di una contesa infinita raccontata in un libro da pubblicare solo a vicenda conclusa
Di Mario Blasoni

MARIO BLASONI. Affermato produttore di vini ma, soprattutto, qualificato tecnico e ricercatore (è uno dei pochi veri “padri” dell'enologia friulana), il perito agrario ed enotecnico Gigi Valle ha ormai superato gli 80, ma è ben lontano da ogni idea di pensione perché prima di tirare i remi in barca e lasciare l'azienda di Buttrio-Rosazzo ai figli deve risolvere una questione che da quasi cinquant'anni lo tormenta: il vigneto del Bosco Romagno.

Acquistati nel 1969 ampi appezzamenti boschivi parte in Comune di Corno di Rosazzo e parte di Cividale, Valle si propose di trasformarli, appunto, in vigneti puntando a ottenere le autorizzazioni necessarie. Ebbene, le pratiche avviate nei primi anni '70, ostacolate dal terremoto del '76 e poi riprese, a tutt'oggi non hanno visto la conclusione. «Sono proprietario di terreni - dice sconsolato il noto vinicoltore - di cui non posso assolutamente disporre! E pago regolarmente le tasse! Ho fatto cause a non finire, lunghe e complicatissime. Ho avuto contro non solo la burocrazia, ma anche la politica, con campagne di stampa ostili...».

Gigi Valle però non demorde. «Percorrerò tutte le strade possibili - assicura - per avere finalmente giustizia. Il lieto fine ancora non c'è, ma nel mio cuore sento che arriverà, anzi, deve arrivare e presto!».

Quest'ultima convinzione l'ha espressa a conclusione di un minuzioso racconto di tutta la vicenda. Lacrime amare nella vigna del Signore è il titolo, un po' ratzingeriano... E' un testo ancora inedito, affidato a Chiandetti che lo stamperà «solo quando tutto sarà finito». Ma quando si può ipotizzare che la faccenda si concluda? In sostanza, Valle ha di fronte un “nemico”che ancora non è definito, poiché le autorizzazioni per trasformare i 50 ettari del terreno da bosco in vigneto erano state ottenute ufficialmente dai vari organi proposti: la Camera di commercio e la Regione tramite il suo organismo preposto, l'Ispettorato all'agricoltura. I lavori, previsti per 5 - 6 anni, erano già ben avviati quando l'allora sindaco di Corno di Rosazzo, Igino Visentini, ignorando le norme regionali e l'autorizzazione da lui stesso firmata, , emise un'ordinanza di sospensione dei lavori.

Il sindaco denunciò Valle al pretore di Cividale, accusandolo di non aver ottemperato all'ingiunzione e Valle a sua volta denunciò Visintini per abuso d'ufficio. Il vinicoltore fu assolto e il sindaco condannato, ma le due sentenze non furono mai notificate dai propri legali a Valle.

E adesso cosa succederà? «Uno dei punti da chiarire - sostiene il viticoltore di Buttrio – è come e perché la Regione, dopo aver fornito tutte le autorizzazioni e organizzato i controlli necessari, non si sia mai attivata per difendere il proprio operato né il conseguente interesse di Gigi Valle».

In attesa della soluzione del contorto affaire, intanto, l'editore Chiandetti ha impaginato i vari capitoli delle Lacrime amare di Gigi Valle e una bella serie di fotografie. Nelle prime copie del libro si può quindi avere già qualche anticipazione interessante sul personaggio e sul ruolo che ha avuto, come accennato, nella storia della moderna enologia friulana.

Valle è un carnico “tutto d'un pezzo”. E' nato a Tolmezzo nel 1927, unico maschio con quattro sorelle maggiori in una famiglia in cui la madre, Maria Paronitti, era proprietaria di una nota trattoria tolmezzina. ancora oggi in piena attività. Dopo le elementari (le medie non c'erano ancora), Gigi ha frequentato fino alla quarta dell'allora istituto inferiore di Tolmezzo. Sua madre voleva che studiasse agricoltura ed enologia a Conegliano. Cosa che ha fatto puntualmente a partire dal 1944, quando la guerra era ormai alla fine. Aveva solo 17 anni, ma ne aveva già passate di tutti i colori. Testimone dell'assalto partigiano alla caserma della milizia di Tolmezzo, aveva visto morire il tenente medaglia d'oro Renato Del Din e organizzato, sfidando i nazisti, assieme ad altri ragazzi dell'Azione cattolica, i funerali del giovane caduto. Per non parlare delle peripezie durante l'invasione cosacca, con le quattro sorelle, tra i 18 e i 21 anni, tenute per prudenza nascoste in soffitta!

Sei anni di studi a Conegliano (uno in collegio e cinque in una pensione privata) e nel 1949 Gigi Valle è perito agrario specializzato in viticoltura. E l'anno dopo diventa enotecnico. «Ho avuto grandi insegnanti – racconta - come Italo Cosmo e il preside Luigi Manzoni, che mi ha mandato subito in Puglia, a Castellana Grotte, a organizzare una cantina sociale».

C'era molta richiesta di enotecnici in quegli anni '50 ancora sperimentali. Gli proposero di andare in Sudafrica, ma lui ha preferito fermarsi in Friuli. Ha aperto uno studio a Buttrio e ha cominciato a fare il consulente enologico. A Udine, in piazza Venerio, ha aperto l'Enotecnica friulana, altra fase di passaggio prima di approdare alle attuali Cantine Valle di Buttrio. Completate nel 1974 con attrezzature d'avanguardia, le Cantine comprendono anche una prestigiosa sede di rappresentanza: qui sono nati l'Ucid, il Circolo friulano della morra e l'Associazione cuochi del Friuli Venezia Giulia. Assieme a Marco Felluga, Valle ha dato vita all'Enoteca regionale di Gradisca ed è stato pure tra i fondatori del Ducato dei vini friulani, accanto a personaggi come Ottavio Valerio e Isi Benini.

Tornando agli anni '50, il Friuli non era ancora produttore enologico: importava un milione di ettolitri di vino l'anno (i commercianti Marzano, Pinto, Fischetto erano arrivati dalla Puglia). Gigi Valle è stato uno dei pionieri, che ha fatto conoscere i nostri vini portando le aziende alle mostre nazionali (Genova, Milano, Ancona e poi Asti e Verona...). Negli anni '80 a una mostra ad Asti ottenne un record tuttora imbattuto ricevendo per vini da lui prodotti ben 18 medaglie d'oro su 20 campioni presentati. E' giustamente considerato anche un benemerito dell'Istituto agrario di Cividale che, grazie a lui, alla fine degli anni '60 attivò un corso annuale di specializzazione in enologia sul modello di quello di Conegliano.

Valle è sposato dal 1963 con Dina Polo, carnica pure lei, di famiglia proveniente da Forni di Sotto («Pare che lo stesso grande viaggiatore Marco Polo - assicura Valle - avesse le stesse radici. La conobbi - aggiunge - quando cominciò a frequentare la trattoria di mia madre per seguire in tv il famoso quiz Lascia o raddoppia?»). Hanno due figli maschi, enotecnici, pronti per la completa successione al padre, mentre la figlia ragioniera è ben inserita nella parte amministrativa dell'azienda. Tutto a posto, insomma. A parte quel disgraziato problema chiamato - ma fino a quando? - Bosco Romagno.

La controversia tra il Comune di Corno di Rosazzo, la Regione e Valle si è protratta per anni ed è ancora aperta: è in gioco, da quasi mezzo secolo, un capitale enorme di cui Gigi Valle, che ne è proprietario, non può disporre a causa di una vertenza che ha dell'incredibile e della quale qualcuno ora dovrà rispondere.

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