Ghersina, l’ultimo sms al rivale in amore

L’omicidio-suicidio di Padova rivela nuovi particolari. Stamane la doppia autopsia assieme a una consulenza balistica

PADOVA. «Non lascerò che me la porti via». È il testo dell’sms che Gabriele Ghersina ha mandato al presunto amante della moglie poco prima di farla finita, uccidendosi e portando con sè la moglie Silvana Cassol. Leggere ora quel messaggino, registrato tra quelli in uscita dal suo cellulare, gela il sangue.

Lo si è scoperto grazie alle indagini coordinate dal pubblico ministero Vartan Giacomelli per far più luce possibile sull’omicidio suicidio.

Oggi alle 9.30 è in programma la doppia autopsia affidata ai medici Giovanni Cecchetto e Massimo Puglisi. È stata affidata anche una consulenza balistica. Per precauzione sarà comunque compiuta la prova dello Stub su entrambi i corpi per un’ulteriore conferma sulla dinamica dei fatti.

Cosa dirà l’autopsia lo si saprà oggi: dalla relazione del medico legale si stabilisce che il proiettile “incamiciato” sparato dalla Glock 17 è entrato nella zona temporale destra e uscito in quella sinistra. Il poliziotto si è sdraiato sul letto matrimoniale, dove in un lato dormiva la moglie posizionata su di un fianco.

Si è avvicinato a lei, non toccandola, in modo da avere la tempia sinistra vicina alla nuca di lei. Quindi ha fatto fuoco: il proiettile ha trapassato il suo cranio, è uscito, ed è entrato dalla nuca al capo di Silvana. Rimanendovi conficcato. Da come è stata trovata, è molto probabile che sia passata dal sonno alla morte. Erano le 5 del mattino di mercoledì scorso.

Non è stato facile fare quello che avrebbe fatto il poliziotto, ma lui, esperto di armi e addetto all’armeria della Squadra mobile, l’ha portato a termine con una precisione da vero cecchino.

Dall’esame dei corpi si è notata dell’uscita di materia grigia dal foro d’entrata e non da quello di uscita di Ghersina, il che farebbe presupporre che la sua tempia sinistra al momento dell’uscita del proiettile era appoggiata alla nuca della moglie.

I poliziotti hanno ascoltato il presunto amante della Cassol, un suo collega di lavoro dell’ufficio di Edilizia pubblica che ha sede a palazzo Gozzi, pure lui dipendente del Comune di Padova. Ha detto che tra loro c’era solo un’amicizia, una simpatia. Un feeling, ma non un rapporto vero. Da quel che ha ammesso non c’era assolutamente, almeno per ora, un progetto di andare a vivere assieme. Ma Ghersina aveva saputo della storia ed era pure a conoscenza del numero di telefonino del suo “rivale”.

Accertato anche che l’appartamento di Cadoneghe dove la coppia, sposatasi nel 2011 con rito civile, fosse di proprietà di lei. Quindi, con la fine del rapporto lui avrebbe dovuto lasciare l’abitazione. Forse questo lei gliel’aveva detto. O comunque lui l’aveva capito. Ha deciso che non poteva lasciarla andare. L’ha voluta stretta a sè, facendola morire assieme a lui. Colpendola a morte con la stessa pallottola che aveva freddato lui.

Giovedì sono stati interrogati dalla Squadra mobile i genitori e il fratello del poliziotto che hanno raccontato le ultime confidenze ricevute da Gabriele. C’è poi l’ammissione di lui ad un collega: «Ho rovinato tutto io», fornendo quasi una giustificazione all’allontanamento della moglie.

La loro relazione, che durava da una decina d’anni, aveva avuto molti alti e bassi. Lui era gelosissimo di lei, come ha anche raccontato l’ex marito di Silvana, padre dei suoi figli. Una gelosia diventata morbosa e assassina quando dopo un fine settimana passato da separati, lei ha deciso di dirgli che la loro storia d’amore era ormai finita. Per sempre.

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