Maxi condanne a ex militari serbi per l’abbattimento di un elicottero del Rigel di Casarsa

Ventotto anni di carcere ai responsabili dell’abbattimento avvenuto a Podrute nel ’92. Morirono il pilota, tenente colonnello Enzo Venturini, il secondo pilota Matta e i marescialli Natale e Racci, tutti del 5° reggimento Rigel di Casarsa, oltre all’ufficiale francese Jean Loup Eichenne
FOTO MISSINATO - CASERMA RIGEL
FOTO MISSINATO - CASERMA RIGEL

CASARSA.  «Croazia, Mig abbatte elicottero Cee», «Sparano i serbi», «Morti quattro militari italiani e un francese». Così titolavano i giornali dell’8 gennaio 1992, esponendo in prima pagina i corpi delle vittime tra i resti dell’elicottero della Ecmm, la missione europea di monitoraggio dal cielo e sul terreno dell’evolversi della guerra in Jugoslavia.

Mercoledì sera, a 28 anni dalla oggi quasi dimenticata strage di Podrute – villaggio nei pressi di Novi Marof, Croazia Settentrionale e a un tiro di schioppo dall’Ungheria -, la terza Corte d’assise d’appello di Roma ha condannato i responsabili del vile attacco che portò alla morte del pilota dell’elicottero europeo, il tenente colonnello Enzo Venturini, del secondo pilota Matta e dei marescialli Natale e Racci, tutti del 5° reggimento Rigel di Casarsa della Delizia, oltre che dell’ufficiale francese Jean Loup Eichenne.

I giudici hanno condannato in contumacia a 28 anni di carcere il tenente colonnello Dobrivoje Opacic, all’epoca a capo della base aerea di Zeljava da cui decollò il Mig 21 jugoslavo che abbatté l’elicottero. Sempre 28 anni comminati al superiore di Opacic, generale Ljubomir Bajic, al tempo comandante del V Corpo aeronautico, anche lui non presente in aula. Assolto invece, come accadde in primo grado, Bozidar Martinovic, alto ufficiale del centro operativo delle forze armate di Belgrado.

Opacic, Martinovic, Bajic e Blagoje Adzic – generale e capo di Stato maggiore, deceduto l’anno scorso -, che nel 2008 erano stati invece tutti assolti per insufficienza di prove dalle accuse di strage, disastro aviatorio, omicidio e tentato omicidio plurimo dalla Corte d’assise di Roma. Sentenza che aveva scatenato l’indignazione dei familiari: avevano presentato appello alla fine del processo per strage. Strage che, fino a mercoledì, aveva un solo colpevole.

Il pilota del Mig, Emir Sisic, arrestato quasi per caso in Ungheria, condannato in Italia a 15 anni di carcere nel 2005, subito estradato in Serbia per scontare la pena e poi rilasciato nel 2008 per buona condotta e cattive condizioni di salute. Sisic aveva sempre giustificato il suo ruolo nell’eccidio, asserendo di avere «solo obbedito a ordini» superiori.

La sentenza di mercoledì l’ha confermato. Sentenza che impone inoltre alla Serbia, erede legale della Jugoslavia, il pagamento di un risarcimento milionario ai familiari delle vittime. Belgrado «Opacic e Basic saranno chiamati a far fronte alla provvisionale di 950mila euro che è stata disposta dal giudice» ha spiegato l’avvocato di parte civile, Stefano Colledan. «È stata fatta giustizia - ha aggiunto il penalista - ed è anche la prima volta che una nazione è chiamata a risarcire il danno provocato dai suoi soldati». Nazione, la Serbia, dove la notizia è passata del tutto sotto silenzio, senza commenti dei media né delle autorità.

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