L’antifascista di Castions che fece la guerra di Spagna

La storia inedita di Giordano Stroppolo. Operaio e artista: al Guggenheim di Bilbao le opere del suo internamento

Al Guggenheim Museum di Bilbao è in corso fino all’8 settembre una grande mostra, proveniente dal Museo d’Arte Moderna di Parigi, dal titolo L’art en guerre. France 1938-1947. De Picasso à Dubuffet. Una rassegna di più di cinquecento opere realizzate da un centinaio di artisti, nel periodo, più in dettaglio, che va dal giorno dell’Anschluss, quando l’Austria fu annessa al Reich nazista, 13 marzo 1938 – un mese dopo la chiusura della mostra internazionale dei surrealisti di Parigi –, fino all’inizio della guerra fredda post-bellica.

Ma che accade? Accade che, accanto a nomi di rilievo assoluto, da manuale di storia dell’arte – Picasso su tutti, che nel 1937 realizza Guernica, lacerante grido di dolore sugli orrori della guerra di Spagna –, compaia, assieme a quello di altri sconosciuti, il nome di un tale Giordano Giovanni Stroppolo, nato a Castions di Strada il 9 ottobre del 1906 (morto a Créteil, Francia, nel 1958), e – con lui – cinque sue opere.

La scoperta qualche giorno fa, quando alla redazione del Messaggero Veneto si presenta il nipote di Giordano, l’udinese Valter Stroppolo, con sottobraccio due volumi di documenti rilegati, contenenti tutto il materiale raccolto sulla vita dello zio vissuto in Francia e la segnalazione dell’esposizione di Bilbao. Vi si legge che un quindicenne Giordano, precocemente e manifestamente antifascista, emigra con il padre e lo zio nel 1921 (anno di nascita del Partito Comunista in Italia) a Longlaville-en-Meurthe-et-Moselle, in Francia appunto, per risiedervi (senza padre e zio) e farvi fiorire una vita segnata da un costante richiamo verso alti ideali di libertà e di pace.

Emigrazione o fuga? Più probabile la seconda, dato che il giovanissimo Giordano ha già avuto noie con la polizia fascista. Non a caso su ingialliti fogli di quaderno a quadretti datati gennaio 1923 si leggono i versi di un anti-inno alla neonata canzone fascista Giovinezza (del 1922) e una trascrizione a mano del manifesto fuorilegge La lotta contro il fascismo, diffuso al ritorno da Mosca dei comunisti italiani, manifesto il cui possesso autorizza le autorità fasciste all’arresto.

E mentre la posta dei genitori a Castions viene costantemente sorvegliata, Giordano comincia a frequentare attivamente gli ambienti comunisti, trozkisti e anarchici, si stabilisce a Roanne come lavoratore del cemento (cimentier) in diverse imprese di costruzione e parallelamente si iscrive a una scuola di musica, suona il clarinetto, impara per corrispondenza l’esperanto e si iscrive all’Istituto di Belle Arti e a un corso professionale di costruzioni.

Gli anni corrono e si arriva al 13 ottobre 1936, quando, trentenne, si arruola nelle Brigate Internazionali a fianco dei repubblicani spagnoli, partecipando come artigliere ai principali scontri di guerra civile e venendo ferito al braccio. Dopo la la drammatica retirada, internato prima a Argelès e poi a Gurs, campo di prigionia nel Sud-Ovest della Francia costruito dal governo Daladier per i reduci dalla Spagna, realizza diversi oggetti scolpiti in osso e legno, due dei quali sono esposti, assieme a tre disegni, alla mostra di Bilbao. Si tratta di di una scacchiera e di un modellino di aereo, realizzati con finezza di intarsio.

«Di mio padre conservo soprattutto disegni e sculture come quelle esposte a Bilbao. Durante le prigionie che subì, ne realizzò altre, di cui purtroppo non so nulla: in alcune foto si vedono grandi statue. Mia madre non raccontava niente, ne soffriva troppo, e purtroppo lui è mancato quando avevo solo nove anni, ma i suoi lavori erano già stati esposti nel 2009 ad Agen. Di Giordano si parla in due libri francesi sull’arte in prigionia e in due italiani sulla guerra di Spagna di Marco Puppini e della milanese Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna, sta lavorando anche a un documentario sull’argomento». Così Giordano Bruno, classe 1949, cittadinanza francese, che con pazienza, assieme al cugino udinese Valter Stroppolo e ad altri, negli ultimi anni si è dedicato a raccogliere i documenti confluiti nei due faldoni rilegati depositati in copia anche all’Istituto Friulano per il Movimento di Liberazione di Udine.

Campi di concentramento e prigionie continueranno ancora per Giordano, che al figlio ha significativamente dato in eredità il nome del filosofo eretico rinascimentale: «Vvoleva chiamarmi Spartaco, ma la mamma si oppose. A mia sorella ha però aggiunto Sparta al nome Barbara». Il 26 maggio 1942 Giordano viene arrestato dalla polizia francese di Vichy su ordine delle autorità tedesche per i suoi precedenti di soldato delle Brigate Internazionali e internato in diversi campi, ultimo quello di Voves, da cui evaderà sottoterra nel 1943 assieme ad altri 41 prigionieri, episodio che forse ha contribuito a ispirare il celeberrimo film La grande fuga.

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