èStoria, la nona edizione parla di Banditi

GORIZIA. È nei momenti di crisi – e il nostro lo è inequivocabilmente – che le contraddizioni di una società si fanno più acute, spesso drammatiche, quando non foriere di derive non sempre prevedibili e/o controllabili. Derive pericolose, che mettono in discussione valori, rendono labili certezze consolidate, stimolano comportamenti al limite della sovversione. Per analizzare i pericoli, le complessità, i precedenti storici e le implicazioni sociali di una crisi, che è soprattutto economica ma non solo, la nona edizione di èStoria, che si apre oggi a Gorizia, focalizza la sua attenzione su un tema, Banditi, la cui ambivalenza sembra esaurire le diverse angolature del concetto.
Banditi per riflettere sul confine esistente oggi tra legalità e illegalità, giustizia e devianza, potere e opposizione al potere. In estrema sintesi: banditi perché messi al bando o banditi perché al di fuori della legge? Sulla scorta del pensiero di due studiosi insigni, come Fernand Braudel ed Eric Hobsbawm, che al fenomeno della criminalità inteso soprattutto come contrapposizione del più debole contro il più forte dedicarono i loro studi, il festival indagherà a tutto campo, anche alla luce delle più svariate sollecitazioni della cronaca.
E così si spazierà dal passato, con il racconto delle rivolte cinquecentesche in Friuli, in Carinzia e in Istria o del colonialismo bandito (Sergio Romano e Khaled Fouad Allam), a un presente di cyber-criminals, ne parlerà Misha Glenny, dei nuovi pirati del mare – dall'Indonesia alla Somalia – di cui tratterranno Mark Lowe ed Edward Luttwak, e del terrorismo tra primavera araba e Afghanistan, relatore il celebre Gilles Kepel. Banditi, il filone principale del festival, si articolerà in oltre una ventina di appuntamenti, tra i quali meritano attenzione, per le implicazioni anche dolorose che hanno avuto sulla storia delle nostre terre, quelli dedicati alle riletture della guerra partigiana, oggetto di revisionismi non sempre fondati, di cui daranno conto, oltre a una tavola rotonda organizzata con l’ateneo di Udine, Nicola Tranfaglia e Mimmo Franzinelli.
Non manca, inoltre, l’approfondimento al fenomeno tutto italiano del brigantaggio e della questione meridionale di cui parleranno Pino Aprile, Arrigo Petacco e Giordano Bruno Guerri. Particolare attenzione sarà riservata al fenomeno del banditismo sociale con una conversazione di Marc Augé su Crimine, media e cultura, e, con Federico Rampini, al mondo della finanza, dove speculazione e ingegno troppo spesso si muovono al limite della legalità.
La presenza di due degli storici contemporanei più accreditati, David Abulafia e Anton Blok, porterà a una riflessione critica del pensiero di Braudel e Hobsbawn, che proprio sul tema del Mediterraneo e del banditismo fondarono la loro visione marxista della devianza sociale. Infine, attesissima anche per gli sviluppi, imprevedibili fino a qualche mese fa, che sta vivendo la Chiesa Cattolica, la presenza del cardinale Camillo Ruini: c’è da giurare che per Gesù tra i ladroni l’attenzione sarà alle stelle. E dunque, da oggi, èStoria va.
Una kermesse che comincia a sostenersi, in tempi di crisi, anche da sé. Dice il patron Adriano Ossola: «A fronte di un costo complessivo che si aggira tra i 200 e i 250 mila euro, l’intervento privato copre ora il 15/20%, grazie anche al contributo degli Amici di èStoria, associazione di recente costituzione il cui obiettivo è quello di far vivere il festival alla città, come cosa propria, e non solo grazie al solo finanziamento pubblico».
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