Cybercriminali, bande intercambiabili senza boss

èStoria domenica c’è Wall esperto di legal-internet. «Non c’è un modello mafia, si entra e si esce dalla struttura»

“Cybercriminals, i banditi nella rete”, è il tema che David Wall, luminare all’università di Durham, svilupperà domenica alle 10.30 alla tenda Apih nei Giardini pubblici a Gorizia, ospite del festival èStoria. Ecco cosa dirà.

Il panorama della minaccia alla sicurezza informatica è cambiato via via che le tecnologie della rete hanno trasformato la maniera in cui il crimine è organizzato su Internet.

Mentre le tecniche di polizia si evolvono per affrontare la sfida del crimine informatico, la domanda che ci si pone oggi è come questo viene organizzato online e da chi.

Prevale ancora la tendenza a presumere che l’organizzazione dei criminali informatici segua in modo meccanico il modello di comando e controllo gerarchico della criminalità organizzata (mafia).

È quindi necessario capire come invece sia davvero strutturata la criminalità informatica.

La rete ha trasformato l’organizzazione del crimine rendendola sostanzialmente diversa.

Le tecnologie in rete creano una situazione tale che non c’è più bisogno di commettere un grande reato correndo parecchi rischi, perché con rischi minori una sola persona può commetterne molti piccoli.

Questi ultimi ricadono in uno o piú dei tre generici gruppi di crimini informatici individuati in Internet, classificati in primo luogo in base al modus operandi: reati contro il computer (hackeraggio ecc.), reati tramite il computer (frodi) e reati nel computer (pornografia, istigazione all’odio, ma anche offese sui social network).

In secondo luogo c’è la mediazione tecnologica: crimini che sfruttano la rete per altri reati figli di Internet, nonché una gamma di reati ibridi (per esempio tipi comuni di frode.

In terzo luogo, i crimini informatici possono essere catalogati in base alla preoccupazione per la sicurezza (gruppo vittima): personale, aziendale e nazionale.

Ognuna di queste categorie di reati ha implicazioni diverse per la comprensione dell’organizzazione della criminalità informatica.

Ispirandosi alla letteratura e a un’analisi di base della struttura di bande di criminali informatici noti, questo intervento cerca di destrutturare il modello “mafia” o “mafia russa” introducendo invece, per la comprensione di questo crimine, un modello “disorganizzato”.

Il crimine può ora essere globale, asimmetrico, sinottico e panottico: tracce lasciate da dati sensibili possono essere sfruttate per intrappolare le vittime, e le tecnologie in rete e i nuovi mezzi di comunicazione sociale forniscono anche nuove forme di occasioni per delinquere a un costo relativamente basso.

Il risultato di queste trasformazioni è che i criminali possono ora commettere delitti in precedenza al di là dei loro mezzi finanziari e organizzativi: su scala globale.

Quanto alle strutture di “bande criminali informatiche” note/arrestate che hanno trasformato l’organizzazione dei comportamenti criminali, esse non si prestano alle tradizionali analogie con le strutture di comando e controllo di tipo mafioso.

L’organizzazione del crimine online segue una logica diversa: bisogna accettare il fatto che proprio per la sua natura il reato informatico si evolve in modo tale da sfuggire ai tentativi di reprimerlo, e quindi non può mai essere sradicato, soltanto arginato.

Le bande di criminali informatici ruotano tutte attorno a pochi individui, ognuno dei quali cerca l’aiuto di persone al di fuori del gruppo centrale, in genere per risolvere un problema relativo all’attività criminale progettata, elaborata o attuata.

È diffusa anche la tendenza a ricorrere ad affiliati per accedere a gruppi importanti di vittime. Questo è crimine cibernetico, ed è molto fluido.

Talvolta qualcuno esce dal circuito, sicché la struttura è effimera.

È certo comunque che sia orizzontale e manchi di una forma gerarchica di comando e controllo.

La migliore descrizione del modo in cui le varie cellule si relazionano fra loro è “assemblaggio”: in termine di intenzioni puntano tutte – per cosí dire – verso un’unica direzione, ma non hanno necessariamente un’unità funzionale comune.

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