LA LETTERA DEL GIORNO Spiccioli, vitalizi e pensioni

Sul Messaggero Veneto di domenica 5 maggio sono apparse le pensioni, o vitalizi, dei nostri consiglieri regionali non rieletti. Molti penseranno che tali vitalizi sono troppo elevati; invito coloro che la pensano a questo modo a riflettere: la maggior parte dei politici nostrani e di quelli nazionali sono abituati a “paghette” che si aggirano sui 20/30 mila euro al mese.
Col loro “duro” lavoro, oltre a portarci allo sfacelo, potevano permettersi il lusso anche di rubacchiare qua e là, di chiedere mazzette, eccetera. Ora, da “disoccupati”, sarà per loro difficile sopravvivere, ma non si devono disperare perchè qualche posto di presidente o simile lo troveranno e potranno quindi continuare a fare la loro bella vita. Per opportuna conoscenza di chi legge, informo che un minatore, cioè colui che lavora nel sottosuolo come le talpe (informazione per i politici che, vivendo nel loro mondo, forse non lo sanno) dopo 25 anni di lavoro, di cui 15 (dico quindici) nel sottosuolo, percepisce una pensione di circa mille euro mensili.
Resta il fatto che ora ci toglieranno l’Imu e diventeremo tutti “straricchi” risparmiando quei 100/150 euro circa che il popolo paga annualmente per quella casetta che si è faticosamente costruito. Siamo amministrati da persone senza dignità, senza onore, senza vergogna ma con molta faccia tosta; prendono i soldi dove è facile prelevarli e non dove realmente si trovano.
Giovanna Giordano, Tarcento
Risponde Sergio Gervasutti
Nella lettera della signora Giordano si coglie un senso di ribellione comprensibile. L’amarezza maggiore è data dall’evidente ingiustizia che esiste nel trattamento (chiamiamolo così, anche se la parola si addice più a un animale) dopo avere speso la vita nel lavoro. Ma cosa si può fare oltre che condividere lo sdegno di chi subisce i torti? Ben poco, per non dire nulla, per almeno due ragioni: la prima, perché c’è chi, pur detenendo un potere, non si cura delle difficoltà altrui e preferisce lasciare le cose come stanno; la seconda, perché obiettivamente non è facile definire l’equità di una pensione, essendo essa legata a numerosi fattori, come, per esempio, l’età, la durata del rapporto di lavoro, i versamenti effettuati all’istituto di previdenza e altri.
La signora Giordano è stata esplicita prospettando il rapporto tra la pensione di un politico e quella di un minatore: l’una e l’altra rappresentano, in negativo, una disparità che grida vendetta. Penso che i politici e i personaggi da essi collocati agli alti livelli siano eccessivamente remunerati, anche se - è giusto ammetterlo - non tutti sono degli scansafatiche o degli incapaci, anzi, buona parte è efficiente e delegata a gravose responsabilità; ciò non toglie che, sopratutto quando il loro mandato è concluso, le liquidazioni e le pensioni di cui beneficiano costituiscono un insulto ai normali lavoratori dipendenti.
Se poi a questo sconfortante quadro aggiungiamo la pennellata del ladrocinio dilagante a tutti i livelli laddove c’è lo zampino della politica, si spiega efficacemente il motivo della disaffezione degli elettori. Il guaio è, cara signora, che i minatori non rappresentano una categoria importante per il numero di voti che può esprimere; di conseguenza, il loro peso contrattuale difficilmente trova chi impegna energie per sostenerlo. Meglio discutere degli spiccioli dell’Imu, nella confusione anche il minatore si sentirà soddisfatto.
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