Dalle catene allo sciopero della fame

Era novembre 2012, quando il nome del trentacinquenne Francesco Balletta passò dall’anonimato agli onori della cronaca. Residente a Orcenico Inferiore sopra il locale notturno Kartika, stanco della musica e del vociare dei clienti che gli facevano passare notti insonni, sei mesi fa aveva inscenato una clamorosa protesta fuori dal municipio di Zoppola. Iniziato lo sciopero della fame, si era contemporaneamente incatenato fuori dal palazzo comunale.
«Ho presentato un esposto prima al sindaco, quindi alla polizia locale – aveva dichiarato all’epoca –. Ho formalizzato denuncia alla polizia di Pordenone per minacce, visto che i titolari e un loro amico mi hanno “invitato” a desistere dalle mie azioni nei loro confronti, nonché una querela per schiamazzi ed eccessivo volume della musica, ma non ho ottenuto nulla. Spero che questa protesta – aveva sottolineato – faccia in modo che qualcuno si interessi seriamente della situazione».
Il Kartika è stato rilevato otto anni fa da Ernesto Forcignano e Marco De Monte: «Non abbiamo mai avuto problemi col vicinato, anzi – avevano replicato alle accuse di Balletta –. Appena arrivato ad abitare sopra il locale, lo stesso Balletta era nostro cliente. Poi, improvvisamente, ha iniziato ad assumere atteggiamenti ostili nei nostri confronti».
La protesta messa in atto nel novembre 2012 era durata lo spazio di una giornata, ma Balletta non aveva desistito. I contrasti con i titolari del locale - che dopo l’incendio di ieri rimarrà chiuso sino a nuova comunicazione - erano proseguiti, se non peggiorati. Giusto un mese fa, il secondo gesto di protesta: raggiunto da una misura cautelare che gli vietava l’ingresso e l’avvicinamento al Kartika, Balletta si era piazzato fuori dal Tribunale di Pordenone. «Voglio incontrare un magistrato – aveva detto –, spiegare la situazione». Seduto sulla panchina di piazza Giustiniani, davanti al Palazzo di giustizia, vi era rimasto sino all’arrivo degli agenti della Digos della Questura cittadina, che l’avevano convinto a desistere dalla protesta. Una volta tornato a casa, si era affidato all’avvocato Tiziano Borlina, convinto a far valere le sue ragioni in sede giudiziaria e contrario a vedersi passare dalla parte del torto. «Il riposo è un diritto – aveva ribadito –, non soltamto per me, ma anche per la mia compagna e il bambino di 5 anni».
Se i rapporti con i titolari del Kartika erano ormai deteriorati, pare che nel privato di Balletta non andasse meglio: lavori sempre e solo saltuari, la compagna che di recente aveva scelto di andarsene. I soli a rimanere, nell’esistenza di Balletta, erano quei rumori di gente spensierata che non lo lasciavano dormire. Era diventata un’ossessione, che ieri chissà quali strade può avergli fatto imboccare. (ma.bos.)
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