Il Pd pensa di rimborsare la Regione

UDINE. È una strada percorribile e nient’affatto stravagante. Chiuderebbe una vertenza, quella con la Corte dei conti. Il Pd ci prova, studia caso per caso dei democratici coinvolti nei rimborsi contestati dalla Procura contabile e immagina la via d’uscita, quella che eviterebbe il processo, anche se si tratta “solo” di un procedimento civile. Ma forse il Pd spera anche in un effetto domino da parte dei colleghi degli altri partiti. L’idea che si sta perfezionando all’interno della pattuglia regionale è quella di restituire i soldi, almeno la parte messa in discussione dai magistrati contabili.
L’ex gruppo democratico contava 17 esponenti regionali, di cui sei appena rieletti. A ciascuno di loro Maurizio Zappatori, procuratore regionale della Corte dei conti, ha inviato la richiesta – che tecnicamente si chiama “invito a dedurre” – a motivare nei dettagli ogni euro consumato nel 2011 con i fondi del gruppo e rimborsato sotto la causale “spese di rappresentanza”. Casi, fatti e cifre sono diversi per ognuno, da poche centinaia di euro a 10 mila. Ciascun democratico ha il compito di dimostrare, almeno questa è l’aspettativa del magistrato contabile, che si trattava davvero di spese di rappresentanza, dettagliando circostanze e motivazioni.
Per alcuni episodi probabilmente sarà possibile, in altri no. Perché – sono le motivazioni attorno alle quali i democratici stanno discutendo – il regolamento non richiedeva di illustrare minuziosamente le spese e la prassi è sempre stata quella. La buona fede di rendiconti compilati secondo le norme vigenti e la mancanza di chiarezza nelle regole, quindi, diventerebbero opportunità da cogliere per restituire alla Regione denari di cui la Corte dei conti chiederebbe il rimborso.
Il Pd, insomma, cerca una via d’uscita che non sia un’ammissione di colpa, anche perché resta aperta sul fronte penale l’inchiesta per peculato condotta dal pm della Procura della Repubblica di Trieste Federico Frezza, ma che assomigli di più a un gesto di responsabilità, alla volontà di mettere un punto sulle gestioni precedenti e ripartire. Il rimborso, poi, con ogni probabilità eviterebbe il procedimento civile davanti alla Corte dei conti, sollevando dal peso di una causa in corso soprattutto i democratici rieletti.
Gli inviti a dedurre sono stati notificati tra fine aprile e inizio maggio e da quel momento i consiglieri hanno un mese di tempo per rispondere al magistrato contabile, che poi avrà 120 giorni per stabilire se e quali posizioni archiviare oppure per chi chiedere il processo.
Nei prossimi giorni è programmato un incontro del Pd proprio per decidere la linea, per stabilire se quella della restituzione è praticabile anche leggi alla mano. I democratici chiamati in causa dalla Corte dei conti sono Giorgio Baiutti (appena nominato capo segreteria del presidente del Consiglio), Giorgio Brandolin (eletto deputato), Franco Brussa, Franco Codega (rieletto e destinato a presiedere una commissione), Sandro Della Mea, Igor Gabrovec (confermato e eletto vicepresidente del Consiglio), Daniele Gerolin (rieletto e componente dell’Ufficio di presidenza del Consiglio), Franco Iacop (rieletto e diventato presidente del Consiglio), Sergio Lupieri, Enzo Marsilio (rieletto), Paolo Menis, Annamaria Menosso, Gianfranco Moretton, Paolo Pupulin, Alessandro Tesini, Mauro Travanut (rieletto) e Bruno Zvech.
Nei prossimi giorni, invece, Zappatori depositerà le prime citazioni, cioè la richiesta di processo, sulle risposte inviate dagli ex capigruppo. In un solo caso, quello dei Cittadini allora guidati da Stefano Alunni Barbarossa, il procuratore regionale ha già disposto l’archiviazione. Altri nove ex attendono di conoscere le decisioni di Zappatori.
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