Tjaša Dornik, irrompe sul web il suo diario di stile

La giornalista e modella goriziana
si è inventata “My Sparkling Diary”
annotazioni sul look quotidiano

Una condivisione di stile, un darsi reciproche occhiate su come ti addobbi. C’è chi ci tiene. Il presente infarcisce le testa d’immagine dominante e a forza di input meccanici anche il distratto si è fatto un trip tutto suo. Sappiamo tutti quanto non basti agghindarsi con griffe per essere un numero uno. L’apparenza non dà l’idea complessiva, può sostenere la tesi almeno dell’accuratezza, oppure ingannare alla grande, certo. La discussione attorno al peso del glamour nell’era della confusione va per le lunghe e tocca concentrarsi su un concetto, il più solido possibile. Gli indecisi hanno una possibilità: collegarsi con Bollicine di stile, un brand multimedia by Tjaša Dornik, giornalista, modella, attrice e presentatrice goriziana col viz della moda. Indicazioni, suggerimenti, una sorta di strada maestra del buon gusto; il suo sito esplora determinato l’evoluzione ansiogena del sistema vestirsi. Il successo lo si misura, almeno sul web, coi clic. Le visite sentenziano il gradimento. Cullarsi sugli allori internettiani può costare la pelle. Devi correre, inventarti e reinventarti. Tjaša, bionda, bella assai, non il tipo da lunghe soste. Frulla di continuo nuove sensazioni. E la spremitura ultima è My Sparkling Diary, il primo diario’s style della rete che permette, a chi ci finisce dentro, d’inserire e di catalogare le proprie foto descrivendo il look del momento. Così da creare, col tempo, un archivio pubblico - come si diceva poc’anzi - da condividere con gli amici raffinati. Volendo lo si può pure privatizzare, trasformandolo in impenetrabile. Varie opzioni.

- Ci scusi signorina Dornik, le sue sono intuizioni casuali o il risultato di pensieri ponderati?

«Stavolta ho assecondato una mia esigenza. Frequentando spesso i piani alti di marchi internazionali devo fare attenzione a non riproporre lo stesso abito. Il mondo modaiolo richiede varietà e attenzione nei dettagli. Appuntandomi le scelte, appunto per non ripresentarmi come la fotocopia dell’incontro precedente, mi sono ritrovata già bella e pronta l’applicazione da proporre. Ovvero questa raccolta di abbinamenti e di emozioni per contestualizzare una serata».

- Anche se da poco su Facebook c’è già un feedback positivo?

«Un centinaio di adesioni in un paio di giorni».

- Sa dove le ragazze zoppicano...

«Non solo loro. Crede che gli uomini siano indifferenti a tutto ciò? Magari nel secolo scorso, ma adesso sono quasi in zona sorpasso».

- Addirittura? Si sta invertendo il corso della storia?

«In certi Paesi il maschio è molto avanti. In Cina, guardi, la donna non gode della stessa aurea occidentale, al contrario dell’uomo che copre l’ottanta per cento del ricavato dell’abbigliamento. La cura del corpo a volte è pure maniacale. Basta sbirciare sugli scaffali delle profumerie per accorgersi di quanti prodotti for man esistono».

- Girano voci di note maison interessate al suo My Sparkling Diary. Vero?

«Qualcuno si è accorto, sì. C’è la possibilità di una personalizzazione, volendo. Non posso sbilanciarmi».

- C’è un look della crisi?

«In un certo senso. Il riciclo di tagli del passato fa già trend. I capi della stagione battono sul prezzo alto e troppi borsellini non godono di particolari rigonfiamenti. E ci si arrangia con quello che c’è».

- Non per farci i fatti suoi, ma l’armadio di casa com’è strutturato?

«Ordinato. Le giacche da una parte, i vestiti lunghi da un’altra; i pantaloni, le camicie, i cappelli, le scarpe hanno una location precisa. Guadagno minuti al mattino».

- Suggerimenti veloci?

«Qualità, sempre. Meglio acquistare un vestito bello che tre scadenti. Va a finire che non li metti mai. Poi: non risparmiate mai sulla sarta. Fatevi aggiustare eventuali imperfezioni, mai accontentarsi dello sguardo da specchio alla prima prova.

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