Nuova cava di ghiaia È ormai pronto il via libera

Remanzacco: ha suscitato interesse del Comune la proposta del Consorzio inerti L’area è quella dei prati di San Martino, dove sorge un noto sito archeologico
Remanzacco 17 Maggio 2013. Cava prati di San Martino. Telefoto Copyright Agenzia Foto Petrussi / Diego Petrussi
Remanzacco 17 Maggio 2013. Cava prati di San Martino. Telefoto Copyright Agenzia Foto Petrussi / Diego Petrussi

REMANZACCO. Cava di ghiaia nella zona dei prati di San Martino, in prossimità del sito custode di un’interessantissima area archeologica? E’ un’eventualità, e nemmeno – parrebbe – remota. La giunta di Remanzacco sta considerando l’ipotesi con interesse: se il Consorzio inerti, soggetto che ha avanzato la proposta, si adeguerà ai paletti e ai vincoli (sostanziali) posti dall’esecutivo allora il progetto ha alte probabilità di passare dalla carta ai fatti. Prevedibile che l’argomento innesti un dibattito, sul territorio comunale, ma la lista di maggioranza Vivere Insieme è certa di avere dalla sua argomenti convincenti. «Cerchiamo di capire – esorta il sindaco Dario Angeli – se sia possibile creare, in modo sereno e trasparente, le condizioni per condividere il disegno. Disegno che, sia chiaro, siamo liberi di attuare o meno: nessuno ci obbliga ad assecondare le richieste del Consorzio. Potremo farlo nel momento in cui otterremo l'assicurazione che ogni nostra istanza verrà rispettata: se così fosse, potremmo fornire – una volta di più – al territorio un esempio di come si può far coincidere gli interessi privati con quelli del Comune e, soprattutto, con l'imprescindibile esigenza di un'accurata tutela ambientale».

Ed eccoli, i limiti e i requisiti sanciti dall'amministrazione: punto primo, la cava per la coltivazione della ghiaia (la previsione dei metri cubi da estrarre si aggira su quota un milione) dovrebbe sorgere su terreno pubblico. «Gli appezzamenti su cui si pensa di realizzare il sito estrattivo, in parte privati e in parte già acquisiti dal Consorzio – spiega Angeli –, dovrebbero diventare, al termine dell'operazione, di proprietà comunale. La finalità è doppia: arricchire il patrimonio dell'ente ma, soprattutto, dare alla popolazione certezze in materia di gestione e cura degli spazi in questione». Punto due: il recupero ambientale, aspetto basilare. Il verde sacrificato dovrà essere, in qualche modo – fa intendere il primo cittadino –, rimpiazzato. Tre: sfera economica. «Richiederemo al Consorzio di erogarci risorse aggiuntive rispetto a quanto è previsto per legge per l'estrazione di ogni metro cubo di ghiaia. In tempi di vacche magre questa soluzione potrebbe restituire un po' di ossigeno ai bilanci comunali. E pretendiamo, infine, che la progettazione sia affidata a un professionista serio, che si soffermi a dovere sul capitolo ripristino: vogliamo garanzie ben precise. In caso contrario dai prati di San Martino non si toglierà un sasso. Intendiamo attivare un tavolo di concertazione con Legambiente e varie associazioni, a partire da quelle rappresentative di realtà che in qualche modo, per un determinato periodo, potrebbero subire dei contraccolpi dall'iniziativa: penso, per esempio, ai cacciatori».

Lucia Aviani

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