Cemento e fogne, nodi irrisolti

Negli incontri denunciata l’eccessiva edificazione. Modifiche al Pai

Eccessiva urbanizzazione della città e una rete fognaria carente, incapace di intercettare adeguatamente gli scoli. Sono alcune delle criticità emerse in occasione degli incontri, tenutisi nei mesi scorsi, propedeutici alla redazione del nuovo piano di gestione del rischio alluvionale del distretto idrografico delle Alpi orientali, che comprende pure il Friuli, previsto da una direttiva comunitaria, che dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2015.

Un documento che viene accompagnato da confronti nel territorio - con istituzioni locali, enti e associazioni di cittadini – per monitorare lo stato dell’arte e raccogliere proposte che siano utili per migliorare i piani di intervento e prevenzione.

Tra le questioni emerse, per l’appunto, «il sistema fognario di Pordenone e l’eccessiva urbanizzazione del territorio che impedisce, di fatto, l’infiltrazione in falda dell’acqua piovana». Nelle zone particolarmente urbanizzate - sia nel capoluogo, sia in altre parti della pianura pordenonese - si registrano «fenomeni di innalzamento della falda freatica che si possono presentare anche con mesi di ritardo rispetto agli eventi meteorologici che li hanno generati. Fenomeni che possono essere aggravati anche dalla mancata estrazione d’acqua dovuta alla cessazione di attività antropiche».

In occasione degli eventi alluvionali del 2010, a esempio, in alcune zone a ridosso della Pontebbana, tra Pordenone e Fontanafredda, si sono registrati decine di casi di scantinati allagati anche per mesi proprio a seguito dell’innalzamento della falda, tant’è che, nell’ambito dei contributi previsti per il ristoro dei danni, sono stati erogati fondi specifici per compensare le spese di energia elettrica sostenute dai privati a seguito dell’utilizzo prolungato di pompe idrovore.

Altro tema spesso irrisolto è quello di coltivazioni senza limiti, con piantumazioni fino a ridosso dei fossi interpoderali che vengono talvolta coperti in maniera tale da impedire il deflusso delle acque che si riversano, in occasione di precipitazioni abbondanti, sulle strade.

Nell’elenco dei suggerimenti stoppare ogni altra forma di edificazione nelle aree golenali e consolidare le sponde e più in generale intervenire nella difesa del suolo con tecniche compatibili con lo sviluppo degli ecosistemi naturali.

Altro tema affrontato è quello delle opere realizzate in Veneto, al confine con il pordenonese, per prevenire le piene che rischiano di provocare, però, in occasione di eventi alluvionali, esondazioni sul versante pordenonese. Nel corso di un’audizione, infine, è stato suggerito di considerare l’evento di piena di riferimento non quello del novembre 2002 (che ha messo sott’acqua mezza Pordenone e parte della provincia) ma l’alluvione del ’66 che ha comportato valori di portata al colmo più significativi di quelli registrati 36 anni dopo.

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