Nozze “pilotate”, neosposa a processo

FANNA. Le avevano presentato una connazionale, che poteva essere la donna giusta per lui: giovane, bella. In Marocco avevano organizzato la festa di matrimonio, regolarmente celebrato con tanto di anelli e pranzo. Ma i parenti di lui, dello sposo, mai avevano digerito quelle nozze proposte da un paio di marocchini residenti vicino al promesso sposo. Soprattutto dopo che la neoconsorte, anziché andare a vivere col legittimo sposo, appena venuta in Italia, aveva alloggiato dai connazionali. Erano scattate le indagini dei carabinieri, a seguito di esposti dei familiari, che avevano portato alla denuncia dei due marocchini e della donna, ieri rinviata a giudizio per circonvenzione di incapace.
Gennaio 2010, un oggi 65enne di Fanna, operaio in una fabbrica del luogo, manifesta il desiderio a due vicini di casa di... trovarsi una moglie. I due marocchini non esitano a proporgli nozze indimenticabili con una donna che, dicono, ha 40 anni. Immaginatevi il suo entusiasmo.
Tutto è pronto per il grande giorno tanto atteso. Il 65enne va in Marocco con gli amici e sposa Loubna Choubiki, che intanto, si scopre, ha 22 anni e non 40. E i parenti di lui aumentano lo scetticismo nei confronti della moglie.
Festa di matrimonio con tanto di cerimonia, bacio, balli fino a notte. Tutto documentato dalle fotografie che costituiscono l’album di nozze. Quando la coppia torna in Italia cominciano i guai. I parenti di lui lo mettono in guardia: attento che ti porta via i soldi, ti ha sposato solo per avere il permesso di soggiorno, dicono. La voce si sparge e i carabinieri avviano accertamenti sul matrimonio che l’accusa sospetta sia stato combinato. La procura, inoltre, si era allarmata per la grande differenza di età: lui 62 anni il giorno del matrimonio, lei 22. E poi, ciliegina sulla torta, quando la neomoglie arriva in Italia va ad abitare coi due connazionali e non col legittimo sposo. L’indagine va avanti e la coppia... scoppia. Lui e lei si separano ufficialmente. Sogno finito, ma non la vicenda, che approda in tribunale.
I due marocchini e la neosposa vengono indagati per circonvenzione di incapace, avendo riscontrato sull’uomo una «insufficienza mentale lieve». I presunti “combinatori” del matrimonio escono di scena con un patteggiamento, la neosposa, invece, assistita dall’avvocato Luca Colombaro, sostiene che amava davvero suo marito.
La donna ieri è stata rinviata a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Pordenone Piera Binotto: prima udienza, davanti al giudice Patrizia Botteri, il 26 settembre.
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