Accoltellò il rivale: non fu tentato omicidio

NIMIS. Alberto Furlan non voleva uccidere Giuseppe Impellizzeri o, perlomeno, la coltellata inferta al rivale la sera del 27 dicembre in piazza a Nimis non poteva essere finalizzata a provocarne la morte. Queste le conclusioni cui è giunta la Procura di Udine, dalla quale è partito l’avviso di conclusione delle indagini preliminari riqualificando le accuse nei confronti di Furlan, 39 anni di Nimis, non più indagato per tentato omicidio premeditato, ma per lesioni aggravate.
Fondamentale ai fini delle indagini l’esito degli accertamenti irripetibili disposti dal pm Claudia Finocchiaro. Da un lato ci sono le risultanze cliniche emerse dopo le dimissioni dall’ospedale della parte lesa, il triestino di 65 anni Giuseppe Impellizzeri, colpito in una zona non vitale da un fendente che gli ha procurato lesioni guaribili in venti giorni (anche se in un primo momento erano apparse molto più gravi), dall’altro c’è la perizia medico legale che si è aggiunta ai dati già acquisiti con la consulenza tecnica della difesa sostenuta dagli avvocati Massimo Borgobello e Katia Crosilla.
«La dinamica dei fatti non sembra poter integrare, valutate la sede attinta, le lesioni riportate, l’arma utilizzata e le altre circostanze, l’ipotesi penalistica del tentativo di omicidio» si legge nelle conclusioni del perito nominato dalla Procura Fulvio Costantinides contenute in un rapporto di 50 pagine.
«Conclusioni assimilabili a quelle cui era giunto il consulente nominato da noi» ha evidenziato l’avvocato Borgobello.
Eppure restano da chiarire non poche questioni. Innanzitutto quella relativa alla dinamica dei fatti. «Esistono tre diverse versioni a questo punto – sottolineano i difensori – e divergono profondamente una dalle altre. Ciò che appare certo è solo che il colpo deve essere arrivato a destinazione mentre i due si trovavano l’uno di fronte all’altro, in aperta contraddizione con quanto riferito dall’unica teste, che ricorda di aver visto un aggressore da tergo. Impellizzeri – sostengono i legali della difesa – ha dichiarato ai carabinieri di aver colpito per primo Furlan, prima con un calcio nelle parti intime e poi con un pugno al viso: a quel punto sarebbe arrivato il colpo di coltello».
Comunque, per la difesa, ci sarebbero altri passaggi contraddittori nelle varie ricostruzioni dei fatti sui quali si dovrà fare chiarezza per poter comprendere cosa sia successo.
Quanto alla premeditazione, aggiunge Borgobello, «si tratta di un’accusa che è caduta sin dall’inizio, visto che Furlan aveva con sè il coltello in quanto era andato nel bosco a tagliare rami per fare dei bonsai».
Frattanto, Furlan resta in carcere. Un’attenuazione della misura cautelare potrebbe intervenire qualora per l’imputato venisse trovata una struttura disponibile ad accoglierlo per avviare un trattamento di disintossicazione dalla dipendenza alcolica.
«Stiamo valutando la possibilità di sottoporre Furlan a trattamenti sanitari extra-carcere – spiegano i difensori – in questo modo sarebbe forse possibile ottenere i domiciliari». Nuovi risvolti potrebbero anche arrivare da un’eventuale perizia psichica su Furlan, utile a capire se, i suoi problemi con l’alcol, possano aver alterato la sua capacità di agire.
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