Patto con Roma e giunta L’agenda del presidente

UDINE. Il patto di stabilità, l’accordo Tondo-Tremonti, la Ferriera di Servola, i rapporti con il governo. Il presidente Debora Serracchiani infila una via l’altra le priorità della sua azione politica. Impegni che conferma nella prima giornata di incontri istituzionali con i sindaci di Trieste, Roberto Cosolini, e di Pordenone, Claudio Pedrotti, e con il prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi e con la viceprefetto vicario di Pordenone Alessandra Vinciguerra. Accompagnata dal segretario generale della Regione, Daniele Bertuzzi, il governatore ha anche visitato il palazzo della Regione in piazza Unità a Trieste. Ritmo serrato per Serracchiani che sta definendo la giunta, una squadra che, assicura il presidente, sarà pronta entro venerdì, mentre ieri si sono riunite le segreterie provinciali del Pd e oggi i quattro leader provinciali faranno sintesi per consegnare a Serracchiani la rosa di nomi da lei richiesta. E scoppia il caso Udine.
Ammortizzatori sociali
Serracchiani, dopo aver visitato gli uffici di piazza Unità, vuole subito un incontro con il direttore centrale del Lavoro, Ruggero Cortellino. Con lui il presidente affronta i primi nodi, dalla situazione delle imprese allo stato dell’occupazione fino all’utilizzo degli ammortizzatori sociali.
Ferriera e patto di stabilità
Il debutto istituzionale avviene con Cosolini. Sul tavolo ci sono il problema dello stabilimento di Servola e il patto di stabilità. «Tra le prime esigenze all’ordine del giorno – indica Serracchiani – c’è l’emergenza Ferriera, con la necssità del suo inserimento nel Tavolo nazionale di crisi». E allora Serracchiani cercherà subito un contatto con i neo-ministri allo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e all’Ambiente, Andrea Orlando. Vuole anche, lo ribadisce Serracchiani, rinegoziare con il governo il patto di stabilità per i Comuni e il patto siglato da Tondo e Tremonti perché il Fvg ottenga nuove competenze. E se Cosolini riafferma l’esigenza di valorizzare la vocazione portuale di Trieste, Serracchiani annuncia che oggi parteciperà alla riunione convocata dalla presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Marina Monassi, «per avviare le sinergie indispensabili a ribadire come la portualità Fvg sia la portualità dell’Alto Adriatico», dice il governatore.
Incognita ospedale di Pordenone
Con Pedrotti, accompagnata dal vicepresidente Fvg in pectore Sergio Bolzonello, il presidente ribadisce le priorità, dal lavoro alla situazione economica. Impossibile, però, non affrontare il tema del nuovo ospedale di Pordenone, il cui iter è stato stoppato. «Inizia oggi un ragionamento che vedrà la nuova giunta regionale – dice Serracchiani – impegnata nell’analisi di tutto il lavoro fin qui svolto, dagli elaborati progettuali alla bozza di accordo di programma alle prospettive di finanziamento pubblico e privato dell’opera. Il tutto senza appesantire il bilancio regionale e inquadrato nella programmazione sanitaria del Fvg e sulla base delle necessità del Friuli Occidentale».
I mal di pancia triestini
Serracchiani sta cercando di comporre il puzzle giunta. Domenica, all’incontro con gli eletti del Pd, ha ripetuto d’essere poco interessata alla questioni di campanile e molto alle competenze di chi formerà la sua squadra. Serracchiani ha ribadito l’opportunità che i consiglieri eletti eventualmente nominati in giunta si dimettano dall’Assemblea perché i numeri tra maggioranza e opposizione sono risicati. E poi il governatore ha anche indicato l’udinese Franco Iacop come possibile presidente del Consiglio, ipotesi che capovolgerebbe per la prima volta l’equilibrio tra territori, visto che Serracchiani è di Udine e Bolzonello di Pordenone. Abbastanza perché i democratici triestini storcano il naso, loro che avrebbero voluto Franco Codega presidente del Consiglio e un assessorato di peso. Ora, a fattori mutati, i triestini puntano alla nomina di due assessori, quello al Bilancio su tutti, che probabilmente sarà un esterno. Codega, invece, potrebbe ottenere la delega al Lavoro, ma è pronto a dimettersi? Forse. Non è tramontata nemmeno l’ipotesi di un ruolo per Francesco Peroni, rettore in scadenza dell’università di Trieste.
Il caso Udine
Gli otto democratici dell’Udinese e il segretario provinciale del Pd Andrea Simone Lerussi si sono ritrovati ieri. Nella giunta a rappresentare Udine ci sono per ora due esterni, Mariagrazia Santoro, in pole position per ottenere le deleghe alle Infrastrutture, e Silvio Brusaferro, alla Sanità. Agli eletti non va giù. E guardandosi negli occhi l’hanno detto, hanno sottolineato che l’Udinese non può non avere almeno un assessore eletto. Tranne Vincenzo Martines, disponibile a gestire l’assessorato alla Cultura, nessuno però vuole dimettersi da consigliere, a meno che la regola non valga per tutti. Anche Cristiano Shaurli e Vittorino Boem gradirebbero un posto in giunta, magari con la delega alle Autonomie locali o alla Sanità. Iacop, invece, sembra già proiettato nel ruolo di presidente dell’Assemblea.
Panontin verso la giunta
In casa dei Cittadini è sfumata la possibilità di vedere Piero Colussi assessore alla Cultura. Prende quota, invece, l’ipotesi che nell’esecutivo entri Paolo Panontin, primo dei non eletti e già consigliere regionale.
I dubbi di Sel
Anche in casa Sel si discute. La rosa di nomi non è ancora ufficiale, ma nel partito di Vendola i “papabili” sono tre, due esterni, la goriziana Loredana Panariti e l’udinese Marco Duriavig, e l’eletto Stefano Pustetto. Panariti è in vantaggio, anche per l’esigenza delle quote rosa.
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