Metalmeccanici Fvg, seimila posti persi Giù tutti i comparti

MAGNANO IN RIVIERA. Seimila posti di lavoro persi nel 2012. È il “bollettino di guerra” cui ieri ha dato voce Cristiano Pizzo, segretario uscente di Fim Cisl Fvg, al Green Hotel di Magnano in Riviera, aprendo il X congresso regionale dei metalmeccanici. Seimila posti tra licenziamenti e mobilità che testimoniano come la crisi, nel settore metalmeccanico, non sia passata e anzi affondi oggi più che mai i denti nel tessuto della piccola e media impresa, quella legata alla subfornitura e all’indotto, che paga maggiormente il periodo subendo la frenata delle “grandi” senza di fatto poterla ammortizzare in mancanza di adeguati strumenti.
I dati
Ad impressionare sono quelli che raccontano le difficoltà vissute dalle piccole imprese. Solo nel 2012, nella provincia di Pordenone, gli interventi dell’Ebiart a sostegno delle aziende artigiane sono stati ben 701, il 70% in più dell’anno precedente. La cassa integrazione ordinaria, sempre nella destra Tagliamento, è aumentata dell’87%, quella straordinaria del 5,5%, ma le percentuali non devono trarre in inganno: il ricorso alla Cigs continua infatti ad essere imponente e pesa, nel settore metalmeccanico pordenonese, per quasi il 50% su oltre 4 milioni di ore. Infine la cassa in deroga, lievitata nel 2012 del 104%. «Se a Pordenone non avessimo avuto la Cig deroga – denuncia la Fim – avremmo perso altri 5 mila posti di lavoro».
Ma la crisi non riguarda solo il pordenonese, interessa a macchia d’olio tutto il territorio regionale ed è trasversale rispetto ai settori. Pizzo ieri si è concesso solo qualche esempio pur essendo la lista delle situazioni di difficoltà molto lunga anche in Fvg. «Soffrono l’elettrodomestico – ha detto –, la cantieristica, il mercato dell’auto, la siderurgia e trascinano con sé, a ruota, tutta la componentistica. Se per esempio Electrolux riduce le ore, in crisi ci vanno le aziende collegate, idem si dica per Fincantieri e le imprese che lavorano nel suo indotto. Per ora regge degnamente alla crisi Automotive Litghting (azienda friulana del gruppo Fiat), ma anche qui non si può dormire sugli allori vista la situazione attraversata dall’automobile».
Cassa in deroga
Oggi il rischio di non poterne più disporre nella seconda metà dell’anno è tangibile. I fondi sono infatti sufficienti a garantirne la copertura solo fino al prossimo mese di giugno, dopodiché, tutto dipenderà dal rifinanziamento di questo strumento che oggi, per le realtà più piccole, rappresenta un salvagente fondamentale. «A livello nazionale si stima serva oltre un miliardo – ha fatto sapere ieri Pizzo – che poi dovrà essere spalmato sulle varie regioni. Se così non sarà, una miriade di piccole e medie imprese, per intenderci quelle che lavorano con 2, 3, 4 dipendenti, rischia di dover dar corpo a licenziamenti collettivi, di mettere alla porta migliaia di lavoratori. Il tutto dinnanzi a una classe dirigente che sembra assente».
Richieste alla Politica
Oltre all’accorato appello per un rifinanziamento della cassa in deroga, che ieri ha spinto le parti sociali a scendere il piazza lungo tutto lo Stivale, il sindacato incalza la Politica anche in materia di sviluppo. Perché se gli ammortizzatori servono a contenere le perdite, per la ripresa serve altro. Pizzo la sua “agenda” l’ha snocciolata ieri dinnanzi all’universo metalmeccanico regionale della Fim, chiamato come detto a raccolta a Magnano in Riviera. «Servono provvedimenti che premino le aziende più innovative e che riducano la fiscalità su dipendenti e imprese». Serve rimodulare il patto di stabilità, serve una riforma della pressione fiscale. L’alto costo del lavoro sta infatti spingendo molte aziende a dire addio all’Italia, a delocalizzare la produzione dove la pressione fiscale è minore. Nel caso del Fvg non serve andare lontano. «Viviamo una situazione davvero difficile – ha ricordato ieri Pizzo –: qui abbiamo una pressione fiscale che sfiora il 50% mentre nella vicina Slovenia si ferma alla metà».
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