Indennità di fine carica, sì al referendum

TRIESTE. Saranno i cittadini del Friuli Venezia Giulia a decidere se abrogare l’indennità di fine carica degli assessori regionali del Friuli Venezia Giulia. Il referendum era stato bocciato dal Consiglio regionale, ma il Tribunale di Trieste ha rovesciato la decisione, chiedendo alla Regione di indire le consultazioni.
La sentenza del Tribunale di Trieste, depositata ieri, ha dichiarato infondata la delibera del Consiglio regionale del 28 luglio 2010, che bocciava la proposta di consultazione popolare. Sono state invece dichiarate “non proseguibili” altre proposte bocciate dal Consiglio: quella sui vitalizi dei consiglieri e degli assessori regionali, perché la disciplina è stata nel frattempo cambiata, ed è stato rigettato infine il ricorso su un quarto quesito, relativo all’indennità di fine mandato dei consiglieri regionali.
Il Consiglio regionale aveva bocciato tutti i quattro quesiti, presentati da un comitato sostenuto fra gli altri dall’Italia dei Valori, con altrettante delibere il 28 luglio 2010. Tra le ragioni dei rigetti, il fatto che i referendum toccassero materie rese obbligatorie da norme statutarie e costituzionali. È il caso del quesito sull’indennità di fine mandato dei consiglieri, su cui il tribunale (giudice unico Sergio Carnimeo) ha deciso la conferma dell’inammissibilità.
Nel frattempo, era stata emanata la legge finanziaria regionale 2012, che ha fatto perdere interesse ai quesiti relativi ai vitalizi di consiglieri e assessori, la cui disciplina è stata modificata nella successiva finanziaria regionale 2013. Non convince invece il giudice il fatto che l’indennità di fine mandato degli assessori sia stata ritenuta una misura a «tutela dell’autonomia e indipendenza» dei membri di Giunta. A loro favore, infatti, vi sono altre forme di indennità (di carica, aggiuntiva mensile, rimborso forfettario spese di vitto).
L’indennità di fine carica non è inoltre frutto di accantonamenti, ma una somma in più calcolata sull’ultima indennità aggiuntiva mensile, moltiplicata per gli anni di carica. La sua abrogazione non comporta dunque una violazione della tutela statutaria, che si riferisce soltanto all’indennità di carica. La sentenza del Tribunale di Trieste ha animato il dibattito politico. «L’introduzione dell’indennità di fine carica degli assessori regionali è stata indubbiamente una forzatura», ha detto Debora Serracchiani. «Ho proposto, ed è nel mio programma – ha proseguito – di sopprimere la voce di questa indennità, quindi in caso di mia elezione non sarà necessario indire il referendum, perché provvederemo a cambiare la legge. Così risparmieremo anche le non poche risorse necessarie per la consultazione».
«La Casta ha cercato di salvare se stessa e i propri privilegi infischiandosene dei cittadini», ha detto il capogruppo dell’Italia dei valori, Alessandro Corazza. «Questo – ha concluso – è un gran giorno e una grande vittoria».
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