Palmanova, scoperto l’ingresso di una galleria del 1686

Durante le pulizie della cinta trovato anche uno stemma dei tempi del provveditore Renier

PALMANOVA. Ha stupito prima di tutto i forestali all’opera sulle fortificazioni nei pressi di porta Aquileia.

L’arco di ingresso a una “mina”, prima nascosto da terra e vegetazione, è venuto alla luce quasi per caso mentre gli uomini del Servizio gestione territorio rurale e irrigazione stavano pulendo e sistemando un tratto della cinta muraria lungo il fossato. Poi, liberato parzialmente l’ingresso, è arrivato lo stupore dello storico. Sì, perché quella galleria, a differenza delle altre, presenta un nome, uno stemma e una data: il 1686.

Spiega il professor Alberto Prelli: «Al momento, questa è l’unica “mina” che presenta tali indicazioni. Sulla chiave di volta s’intravede uno stemma, un po’ rovinato, ma che forse potrà emergere meglio dopo la pulizia. Chiarissime invece le iscrizioni, che fissano la data di esecuzione e citano il provveditore generale Girolamo Renier che fu in fortezza dal 1684 al 1686».

Per Prelli, questa “mina del rivellino”, profonda meno di una decina di metri, dev’essere una delle ultime realizzate in epoca veneta. Le “mine” servivano a collegare i diversi settori delle fortificazioni, a proteggere il passaggio delle milizie, ma erano anche un espediente difensivo. Vi sono infatti gallerie che non hanno sbocchi e che furono realizzate solo per essere “minate” e fatte saltare qualora il nemico si fosse avvicinato troppo.

«In fortezza - prosegue lo studioso - si lavora a lungo negli anni vicini all’assedio di Vienna, Le opere s’intensificano proprio nel 1683, quando lo scontro tra l’Impero degli Asburgo e quello turco arriva al culmine. A Palma la guarnigione passa da 800 a 3.000 uomini. Poi, conclusosi l’assedio e indebolitasi la minaccia turca, i lavori proseguono con maggiore lentezza. E comunque continuano se, come abbiamo visto, questa “mina” viene comunque realizzata tre anni dopo l’assedio».

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