Friulano alle superiori, finiti i fondi

UDINE. Le scuole superiori dicono addio al friulano. Dopo essere stati finanziati per 3 anni con 20 mila euro, i progetti Clil (“Content and language integrated learning”) sono sospesi. I cordoni della borsa si stringono anche intorno alla tutela della marileghe.
L’obiettivo del progetto voluto dal presidente della Provincia, Pietro Fontanini, e finanziato appunto con 20 mila euro dalla Comunità delle Province friulane, era di valutare il grado di applicabilità della marilenghe nelle scuole superiori visto che la legge di tutela la confina alle materne, elementari e medie inferiori. Da qui il coinvolgimento degli esperti delle università di Udine, Cà Foscari di Venezia e dell’Ufficio scolastico regionale che, dopo aver organizzato la formazione dei docenti, hanno iniziato le visite osservative nelle otto classi interessate dalla sperimentazione.
Ma il progetto aveva già creato più di qualche mal di pancia. Già nella sentenza 159 del 2009 la Corte Costituzionale rilevava «pesanti rischi di discriminazione a carico dei docenti e degli studenti della scuola pubblica, nonché analoghi rischi per i cittadini nel loro rapporto con le pubbliche amministrazioni locali». In altre parole, ragazzi e insegnanti che parlano il friulano sarebbero stati agevolati rispetto ai compagni. Consulta o no, i fondi sono finiti. E dopo 3 anni il Clil in friulano chiude.
Restano “come color che sono sospesi” gli insegnanti formati e pure i ragazzi che hanno imparato le materie in marilenghe. «È uno spreco – tuona la consigliera provinciale Paola Schiratti –. Sono soldi buttati via. Il corso di formazione, il tempo e l’impegno dei docenti sono persi. Quelli dei ragazzi pure. E il progetto non è terminato. Perché era prevista anche la pubblicazione del materiale». Il Clil è una tecnica in cui l’acquisizione della lingua non è un fine in sé, ma è integrato nell’apprendimento di una disciplina. Una metodologia utilizzata nelle scuole da più di vent’anni.
L’esordio è del 1992: l’allora istituto tecnico industriale Malignani sperimenta in aula l’inglese grazie a un’intuizione dell’attuale vicepreside, Rodolfo Malacrea, insegnante di sistemi automatici che, con il consenso di tutti i colleghi, iniziò a usare l’inglese come lingua veicolare per l’insegnamento della sua materia. Nel tempo la sperimentazione è proseguita facendo leva sull’impegno di molti insegnanti, fra questi Elvio Sgrazzutti, prof di elettrotecnica anche in friulano: «Abbiamo sempre prestato molta attenzione a non penalizzare nessuno. Per questo prima di coinvolgere una classe nell’insegnamento del friulano sottoponiamo gli allievi a un test di comprensione della lingua».
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