I cinghiali devastano i campi, la gente è esasperata

RAVEO. In Carnia sono sempre più ricorrenti le incursioni dei cinghiali in campi e prati e i residenti chiedono soluzioni alle istituzioni. In autunno aveva fatto notizia la devastazione di un campo di granoturco a Preone, dove il passaggio dei cinghiali aveva vanificato il raccolto, ma tutta la vallata fino in alta montagna era stata presa d’assalto da questi ungulati, sempre più numerosi. A novembre in Pani di Enemonzo i cinghiali avevano ridotto interi prati a cumuli di zolle, creando sconforto tra chi di agricoltura si occupa da una vita e mai aveva visto uno scenario simile. Persino in pianura, vicino al campo di volo, i cinghiali avevano rovistato i prati. In Pani di Raveo questi ungulati se li trovano ormai sulla porta di casa. Colpiscono Valdie ed ora anche Luvieis, scavando nella neve, rovesciando pietre e zolle di terra a ridosso degli stavoli e lasciando escrementi ovunque, anche ora, anche in inverno.
Un’incursione massiccia che a Raveo preoccupa. A segnalare il problema è Franco Pecol, che fa appello a Comuni, Provincia e Regione perché si adoperino affinché questo problema venga risolto al più presto,«in nome di tutta quella gente che ci ha tramandato questa magnifica terra che è la Carnia e a nome di tutti quelli che ancora ci credono». Pecol nel tempo libero si dedica all’agricoltura e possiede un piccolo appezzamento di terreno con rustico. Non si dà pace nel vedere «la terra carnica lasciata devastare in questo modo – dice - senza che nessuno faccia niente! D’accordo –afferma- che oramai l’agricoltura, a detta di qualcuno, non serve più, ma esiste comunque un territorio da salvaguardare sotto il profilo paesaggistico, ambientale, idrogeologico e turistico (non credo piaccia a nessuno percorrere un territorio sconvolto e devastato da questi animali, dove prevale il senso di desolazione e abbandono). Allora vogliamo veramente che la Carnia diventi una riserva in tutti i sensi per poi dire quanto sono belle l’Austria e l’Alto Adige? – chiede Pecol- Sicuramente – dice - loro il problema lo avrebbero già risolto, perché all’agricoltura ci credono ancora! Anche le riserve di caccia, tutrici del territorio, vedo che fanno ben poco». Per Pecol poi non si risolve il problema, elargendo indennizzi «a favore dei contadini che hanno subito danni a causa dei cinghiali: così il problema –osserva- rimane, anzi si diffonde sempre più col tempo».
Tanja Ariis
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