Udinesi e stranieri alla messa per il beato Odorico

UDINE. Preghiere in filippino, cinese, indiano e italiano per ricordare il beato Odorico da Pordenone. La parrocchia del Carmine ha ripercorso idealmente le tappe che il frate evangelizzatore toccò nel Trecento. Una messa, quella di ieri sera, per ricordare l’opera del fraticello, presieduta dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato e concelebrata da una rappresentanza di sacerdoti arrivati dalla diocesi di Pordenone, dei frati conventuali di Padova e dei parroci della città.
Ma le celebrazioni proseguiranno domenica quando, alle 17, sarà presentato il restauro del dipinto settecentesco “Beato Odorico da Pordenone che benedice la folla”. «I primi missionari evangelizzatori hanno mostrato il loro credo come testimonianza – ha detto l’arcivescovo dal pulpito – ed è quello che ha fatto il beato Odorico. Una fede testimoniata con spirito così puro che a distanza di sette secoli è ancora viva».
Ed ecco che anche oggi, secondo Mazzocato, serve una nuova evangelizzazione promossa da tutti i credenti. «In Friuli - ha detto - la fede in Gesù e la convinzione di seguire il Vangelo continueranno a diffondersi se ci saranno i missionari. E a questo compito siamo chiamati tutti, ovvero tutte le persone che hanno deciso di vivere e testimoniare la fede».
Perché uno dei rischi del nostro tempo è di vivere la religione con superficialità. «Chi è stato accostato alla fede di Gesù da piccolo, a volte fa più fatica a rinnovare la grazia della fede rispetto a chi l’ha conosciuto dopo», ha aggiunto il presule.
«L’opera di Odorico è un esempio concreto di evangelizzazione, da parte di un cristiano che esce dalle quattro mura della chiesa e va verso gli altri per annunciare, confrontarsi e mettersi in cammino con persone di altre religioni, etnie, tradizioni e lingue – ha sottolineato don Giancarlo Brianti, parroco del Carmine –. Sono l’accettazione e l’ascolto dell’altro che rendono il beato Odorico così credibile e moderno, più attuale che mai. Il suo è un esempio che esce allo scoperto e si manifesta a tutti, è un cristianesimo che incontra, comunica, propone. È aperto a tutti e non rifiuta nessuno. Ed è questo suo modo di rapportarsi con gli altri a renderlo esempio e faro della comunità del Carmine».
Al rito di ieri hanno partecipato le comunità indiana, filippina e cinese, ma anche gli studenti che all’Isis Stringher seguono il progetto Marco Polo. In chiesa c’erano anche amministratori dei Comuni di Udine, Porpetto e Cividale, per la prima volta assieme a rappresentare i luoghi del Friuli che ospitarono frate Odorico.
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