Gorizia, punto nascita: l’attività sarà sospesa

GORIZIA. Sospensione dell’attività al Punto nascita dell’ospedale di Gorizia, giudicato “a rischio”, in attesa di verificare con l’Azienda sanitaria isontina quali siano le possibilità di rientrare nei parametri previsti dalla Conferenza Stato-Regioni e attualmente disattesi (superamento della soglia di 500 parti all’anno, realizzazione di una sala operatoria all’interno del reparto e istituzione della guardia pediatrica sulle 24 ore).
Mantenimento, viceversa, del reparto di Ostetricia all’ospedale di Monfalcone dove l’unico requisito attualmente mancante è quello della guardia pediatrica. E’ questo l’orientamento espresso dalla giunta regionale e contenuto in un documento (che, è bene precisarlo, non ha ancora il carattere di una delibera vera e propria) approvato dall’esecutivo presieduto da Renzo Tondo.
La notizia è filtrata ieri mattina non in modo ufficiale, ma attraverso fonti attendibili ed è destinata a provocare reazioni facilmente immaginabili nel capoluogo isontino, dove il consiglio comunale il mese scorso aveva votato una mozione sulla sanità in cui si caldeggiava, fra le altre cose, il mantenimento del reparto eventualmente con la formula, da sempre sostenuta dal sindaco Romoli, del Punto nascita su due sedi col primariato unico.
Nella stessa riunione la giunta regionale ha provveduto alla nomina, alla guida dell’Ass numero 2 isontina, di Marco Bertoli che finora ne era a capo in qualità di facente funzioni dopo il trasferimento di Gianni Cortiula alla direzione centrale della Salute di Trieste. E proprio Bertoli si è trovato a dover commentare la decisione riguardante i Punti nascita con un po’ d’imbarazzo, ma come sempre senza sottrarsi alle richieste del cronista, per il semplice fatto di non aver avuto ancora la possibilità di prendere visione del documento.
«Da quel che posso capire – ci ha detto Bertoli – si tratta di un documento non definitivo che dovrebbe fornire all’Azienda le indicazioni su come procedere. Non si parla della chiusura dell’Ostetricia di Gorizia ma di una sospensione del servizio, dal momento che i parametri previsti, recepiti dalla Regione in una delibera dello scorso mese di giugno, non sono rispettati. C’è da presumere che all’Ass vengano prescritte delle norme riguardo la tempistica sia della temporanea chiusura del reparto sia della possibilità di riattivarlo».
«E’ evidente – continua il direttore generale dell’Ass – che il Punto nascita del San Giovanni di Dio non può essere chiuso dall’oggi al domani, dovrà passare come minimo un mese per darci la possibilità di riorganizzare l’equipe attualmente in servizio trasferendo eventualmente i medici a Monfalcone e riciclando il personale infermieristico».
Fatto sta che comunque, se i contenuti del documento verranno confermati e lo stesso non rimarrà in qualche cassetto triestino, fra non molto le future mamme non potranno più partorire a Gorizia, ma dovranno recarsi a Monfalcone o in un altro reparto della regione.
Che il Punto nascita del capoluogo non rispondesse ai criteri indicati dalla Conferenza Stato-Regioni lo si sapeva da tempo, ma era opinione diffusa che in qualche modo si sarebbe riusciti a salvarlo, grazie al pressing delle autorità istituzionali e politiche e di movimenti spontanei come quello delle mamme di “Voglio nascere a Gorizia”. Sembra invece ora chiaro che una sospensione del servizio rappresenterebbe l’anticamera della chiusura definitiva.
E questo a dispetto, anche, di quanto affermato alla fine di settembre dall’assessore regionale alla Salute, Ciriani, secondo cui, addirittura, la scelta politica della giunta sarebbe stata probabilmente quella di salvare Gorizia a scapito di Monfalcone. Anche per questo il consigliere regionale Valenti, attualmente degente in ospedale per un’operazione all’anca, si è detto «stupito» della decisione.
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